Viaggio nella pelle, come in un film

Pavia

Siamo a Pavia, in un parco dominato dalla statua di Garibaldi con ai piedi due leoni struffagliati e davanti una vasca ovale con la ringhiera giro giro, pesci rossi e monetine sul fondo… insomma una fontana dei desideri.

Passa vicino un quarantenne corpulento con valigetta ventiquattrore  e vestito tinta unita. Un industrialotto leghista. La sua voce fuori campo dice press’a poco:” Ho una moglie, un’ amante, una segretaria sulle ginocchia, un’azienda, un incarico politico nella Lega, eppure butterei via tutto se potessi ricominciare daccapo, giovane come questi bambini che lanciano le monetine nella fontana. Anzi accetterei tutte le condizioni sociali le più disagiate in cambio della  giovinezza… Accetterei di ricominciare a vivere anche nei panni di quel marocchino che dorme sulla panchina di fronte, lacero e affamato. “

E mentre queste parole vengono pronunciate, una monetina tocca il fondo della vasca. L’uomo si scrolla dai sogni: “Che ore saranno, devo essere alle tre in azienda, c’è anche quella riunione politica…”

Guarda l’orologio e la sua mano è nera, la sua giacca sdrucita, l’orologio stesso una cipolla d’acciaio tutta incrostata di grasso. Alza gli occhi sulla panchina e si vede dormire sdraiato al posto del marocchino, la valigetta appoggiata ai piedi. Si precipita alla sua mercedes bianca che lo aspetta al parcheggio e si guarda nello specchietto retrovisore…è nero!

-Ehi, tu, che fai alla macchina dell’ingegner Pivetti?!- gli grida il posteggiatore.

Parallelamente due ragazze si siedono accanto al dormiente, lo svegliano: “Può spostarsi, ci dobbiamo sedere? E’ sua questa valigetta?”, il marocchino si sveglia nei panni e nella pelle dell’ingegnere:

“Cosa volere, non dormire da tre giorni, io ” e le ragazze scoppiano in una risata e se ne discostano fra spaventate e divertite.

Il marocchino si mette a sedere.

“Ingegnere, cosa c’è, si sente male?” dice avvicinandosi il posteggiatore che lo conosce.

“Io no ingegnare, dormire, no molestare…”

“Ma, signor Pivetti, cosa Le prende, scherza, ha bevuto? Mi scusi, ma come parla?”  ribatte il posteggiatore e intanto si avvicina anche un poliziotto.

“Io, no fare male a nessuno, io Abdul, permesso soggiorno, attesa lavoro…”

I due in piedi si guardano esterrefatti.

Intanto il marocchino con l’anima di Pivetti osserva la scena scivolando pian piano via dalla macchina, eclissandosi a passi felpati, in un turbine di pensieri:

“Ma io ho espresso un desiderio, non avrei mai creduto che venisse esaudito. Che succede? Non sono mai stato uomo di chiesa, sono stato anche massone per un periodo! Ma che sciocchezze dico, qui bisogna salvare la pelle” e si dilegua, mentre vede da lontano l’ingegnere portato via fra due poliziotti alla più vicina stazione di polizia.

Primo piano del maresciallo con due appuntati ai lati, fuori campo:

“Allah è grande, io Abdul, no Pivetti, io stregonato…”

Il maresciallo come impietrito afferra automaticamente il telefono:

“Signora, qui c’è suo marito in stato confusionale, venga subito a prenderlo…”

Nel frattempo…

Pensieri fuori campo, inquadratura di spalle del marocchino, ventenne, agile, andatura elastica ma circospetta:

“Allora, ricapitoliamo… -ma perché la gente mi guarda così?- ricapitoliamo, dicevamo… Io sono un altro e me stesso -questa me la sono proprio cercata!- un altro e me stesso… Allora, quante volte mi sono detto: -Calma, Pivetti, calma. Razionalità innanzitutto. Io ho dei vantaggi, ecco, dei vantaggi. Una cultura, una laurea e ora anche una nuova giovinezza. Da qui si riparte. L’ho sempre detto alle riunioni politiche in azienda, se uno vuole si fa da sé, riparte anche da zero, e arriva… Ma dove vado? Che imbecille sto andando in azienda senza accorgermene…”

“Ehi, tu, cosa fai al cancello, sparisci o chiamo la polizia!” grida dal gabbiotto il portiere.

“Anche Guido non mi riconosce, anche il cane mi abbaia… Che imbecille, devo sparire per un pezzo, poi organizzare il rientro… e intanto ho anche una certa fame. Che giacca lercia, tasche vuote, qui niente, qui niente, qui la carta d’identità, suppongo… Che c’è scritto? Abdul Al Raham. Che nome! Non lo so neppure pronunciare…”

E così di pensiero in pensiero si ritrova sul marciapiede del centro, con una fame e un istinto nuovo, tutto fisico, di far giravolte, salti mortali, capriole. E’ entrato nel corpo di un atleta. E così d’acchito, come se il corpo agisse da solo, si mette a camminare a testa in giù e gambe in alto e la sua testa rovesciata vede piovere davanti a sé sul marciapiede le prime monetine dei passanti.

“Queste mi bastano per un panino, ma che mani sporche, ingiovabili, dove me le lavo?”

Taglio.

L’ingener Pivetti di spalle, accanto alla moglie, seduto al tavolo delle riunioni in azienda, fra azionisti e sostenitori politici, tutti industrialotti che lo guardano in un silenzio d’attesa incredulo, spasmodico, lacerante.

“Io Abdul, io prigioniere di corpo pivetto…”

“Giovanni, torna in te…” gli sussurra accorata la moglie all’orecchio.

“Io no Giovàni, io Abdul, Allah è grande… io maleficiato.”

Si alza lentamente dalla poltroncina un vecchio azionista corpulento, lo fissa, gli si avvicina col volto…

“Mi riconosci, Giovanni?”

“Tu stregone…”

Il vecchio incassa la testa fra le spalle, ritira lentamente le mani come in un gesto che si raggela, ricade seduto guardandosi intorno a destra e a sinistra senza vedere nessuno.

“Ascolta, ingegnere dei miei stivali” scatta su dal suo posto un politico con sguardo di sospetto “se credi di fare il furbo perché sei in fallimento e ti penti di metterti in lista con noi, diccelo chiaro e tondo e non fare il fesso, ne troviamo un altro!” e si alza per andarsene, mentre tutti gli altri piombano nello scompiglio generale e Abdul, seduto, guarda una faccia dopo l’altra meccanicamente per tentare di capirci qualcosa.

“Ma non vedete che è malato, è in stato confusionale…Giovanni…” piagnucola la moglie accanto

La confusone è totale, i politici si raccolgono in un angolo, azionano i telefonini, discutono concitati e ogni tanto guardano tutti insieme verso Abdul che è l’unico rimasto seduto sulla poltrona di presidente, frastornato più che intimidito e sempre con l’aria di chi pretende una spiegazione.

Gli azionisti si raccolgono intorno al “malato”, come i medici intorno a Pinocchio, increduli, qualcuno lo tocca, Abdul scosta deciso quelle mani dal suo corpo:

“Cosa toccare? Io Abdul…”

“Sì, è malato…”

“E’ un virus mentale…”

“Ci sono forme passeggere, signora, vedrà che tutto torna come prima”

“Speriamo, speriamo…”

Dissolvenza in chiusura.

Si sono stabiliti così due piani narrativi. Da una parte il camusiano eroe europeo in pelle nera, che parte dall’ideologia leghista e vede spuntarsi uno ad uno tutti gli strali del suo ingegno, finché si accorge di aver vissuto finora nel castello di carta dell’ideologia liberista. Dall’altra l’indemoniata anima di Abdul, imprigionata in una corpo che le ripugna, nuovo Belfagor contro voglia, che funge da ridicolizzatore del mondo serioso e ideologicamente truculento della Padania leghista.”

S’incontrano i due eroi?

Vengono messi a confronto, perché l’ingegnere in pelle nera si costituisce per fame, dopo aver fatto il giro di tutte le parrocchie e di tutti i cassonetti dell’immondizia della città. Il confronto avviene in clinica psichiatrica e degenera in lite. I due vengono dichiarati malati mentali con accessi violenti e depressivi, insomma da isolamento.

Li mettono in due celle affrontate, mentre una guardia cammina su e giù per il corridoio che li divide. Quando passa la guardia i due tacciono, quando la guardia esce di scena si offendono. Finché il tutto non degenera in grida, urli, offese, con intervento delle guardie e un solo grido che esce dalle gole dei due protagonisti:-Voglio uscire da questa prigione!- e intendono i reciproci corpi, naturalmente.

Insalamati dentro camicie di forza seduti sullo stesso lettino, stessa cella (terapia d’urto).

“Ascola, Abdul…”

“Maiale…”

“Ascolta, facciamo pace, mettiamoci d’accordo…”

“No, mai!”

“Dammi ascolto. Io lo conosco bene questo Paese…”

“Di cacca!”

“Sì, appunto, di cacca. Questa gente ci fa marcire qui in cella per anni. E c’è anche chi se la gode, questo è il Paese delle vendette giuridiche…”

“Allah è grande…”

“Sì, lo so, Abdul, ma facciamo finta di riconciliarci, stiamo calmi, così ci rilasciano, noi ci mettiamo sotto cura, bravi bravi, e io ti faccio ricco…”

“No, io te faccio ricco, io Pivetti…”

“Va bene, tu Pivetti e io Abdul”

Così comincia un binomio perfetto. Viaggiano sempre insieme, la mente e la presenza fisica. Pivetti non deve parlare, deve fingere un disturbo alle corde vocali. In sua vece parla l’arabo in perfetto italiano con inflessioni padane, comanda, dispone, portandosi sempre dietro l’inerte ingegner Pivetti sempre più grassottello e allegrotto. La moglie, l’amante, la segretaria toccano il culmine delle gioie avendo praticamente raddoppiato il parco amanti.  Lo scandalo si avvicina, la chiesa borbotta, il mondo industrial-politico mette il broncio.

La vendetta si avvicina.

Un giorno sul giornale locale più diffuso appare in prima pagina: “Grave incidente sulla provinciale. L’ingegner Pivetti carbonizzato nella sua mercedes bianca. La vedova convola a nuove nozze.”

Quaranta giorni di luna di miele in Marocco. La moglie ha sposato Abdul e con lui l’anima dell’ingegner Pivetti. Venduta la ditta e altre proprietà la coppia si ritira a vivere in villa.

Ma il quarantunesimo giorno, al risveglio fra trilli e cinguettii di uccelli, fra canti di rane e di grilli:

“Svegliati, Giovanni, sono già le dieci!”

“Io, no Giovàni, io Abdul, Allah è grande…”

L’anima si è ricongiunta al corpo.

3 pensieri su “Viaggio nella pelle, come in un film

  1. A suo tempo lo spedii ad Albanese: nessuna risposta. Eppure era a lui che avrei pensato come attore per l’industrialotto leghista. Hai un indirizzo di bandi di concorso da suggerirmi?

  2. Ho gestito due bandi letterari. Uno è dormiente (il Città di Monteri), ma lo sto svegliando e nel 2018 ripartiamo con la 7.a edizione. L’altro (Il Veretum) è sveglio (3.a edizione), ma lo sto addormentando, perché il prossimo anno io non lo seguirò più.
    Intanto iscriviti alle newsletter del mio portale http://www.circoloculturaleluzi.net e riceverei in automatico tutta l’informativa quando ripartiremo con il prossimo Bando Letterario.

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