Mercato

denaro

E’ proprio vero che le parole si sporcano o  si nobilitano per semantizzazione contingente.

Una bellissima parola come “migrazione”, che ricorda i grandi uccelli in formazione da canottieri bianchi del cielo, oggi è marchiata a fuoco, mentre una parola come “mercato”, parente prossima di mercimonio, viene santificata da destra a sinistra.

Ma cosa circola nelle vene del mercato che fa gridare i nostri governanti:

– Comprate, comprate, vecchietti, ipotecate la casa per fare shopping a piacere!-

con  la stessa animosità di chi gridasse:

     – Soffiate, soffiate, non lasciate spengere il sacro fuoco di Vesta!-

Nelle vene del mercato circola il denaro in un suo aspetto segreto. Non il denaro come mezzo di scambio. Questo è il denaro nella sua veste più ingenua, del bambino che chiede un euro alla mamma per comprare un gelato.

E’ il gelato che conta per lui, non l’euro.

Invece il mercato, inteso come sacro fuoco di Vesta, è percorso da un altro alito nascosto: la valorizzazione del capitale. Il mercato non è fatto per le merci (questa è una delle bugie epocali più diffuse), ma per il denaro. Non il denaro del bambino che compra un gelato, ma il denaro che valorizza se stesso. Il bambino che spende un euro per il gelato non è un capitalista, il suo amico invece che compra il gelato per un euro, lo porta alla cugina e glielo fa pagare un euro e cinquanta, quello è capitalista, anche senza bisogno di aver prodotto gran che. La differenza è che il primo bambino è rimasto col gelato in mano, mentre il secondo è rimasto con un euro e cinquanta in mano. Ha capitalizzato, ma non ha vissuto.

Cioè, nella fattispecie, non ha mangiato il gelato e quindi, facendo ancora una passo avanti nella “formulazione” che osa, non è entrato nella Storia.

Sembrerà un paradosso, ma il capitalista “puro”, quello cioè depurato da ogni altra scoria individuale, quello su cui la Sinistra converge con la Destra, quello che dovrebbe essere la nuova cifra di battesimo di ogni italiano del terzo millennio, quello lì, insomma, non fa la Storia.

Il fatto che la nuova cultura liberista lo abbia eletto a rappresentare l’homo novus che affronta la vita con spirito imprenditoriale significa proprio il suo contrario: un montaliano “delirio d’immobilità”.

Ma ve lo immaginate un Berlusconi “puro”, una macchina da soldi  ben oliata e ingrassata che sta lì ad accrescere se stessa come una neoplasia? Non esisterebbe affatto nella Storia. Ed è vero alla lettera! Berlusconi è entrato nella Storia per le sue “impurità”, come il suo rapporto con la Mafia e la Massoneria deviata, con i padrini della Politica della prima repubblica, con il mondo dello Sport, perla sua fuga davanti alla Giustizia, insomma per le sue “scorie” individuali. Fosse stato pura macchina da soldi non avrebbe neppure avuto un’esistenza fisica.

Quindi scoria fa Storia e purezza fa Deserto.

Se dunque il mercato sta lì a moltiplicare il denaro, in una società della saturazione com’è quella odierna, nessuno si accorge del trascorrere della Storia.

Il bambino che usava il soldino come mezzo di scambio alla fine mangiava il gelato, il capitalista del 19esimo secolo che accumulava capitale, alla fine investiva in opere di pace o imprese di guerra che cambiavano entrambe la Storia, ma il capitalista puro e diffuso di oggi cosa fa? Valorizza il capitale senza ricadute sulla Storia. Da qui la forte esigenza da parte della classe dirigente attuale di monumentalizzare se stessa. Pensate alle grandi opere, come annuncio di un’era. Il ponte sullo stretto è probabilmente l’esempio più eclatante di detta monumentalizzazione, e senza i fondi internazionali non sarebbe neppure una buona speculazione.

In questo momento sprofondato nel pantano dell’ideologia liberista nessun italiano ha la percezione fisica dell’andamento dell’economia, non vede né crescita della miseria (quella morale , sì) né crescita della prosperità, tant’è che quando Berlusconi giura di aver attuato al millimetro il patto con gl’italiani, anche i suoi fedeli si guardano attorno un po’ sconcertati. Non hanno verifiche tangibili, solo cifre statistiche in lotta fra loro.

Il denaro/capitale di un tempo costruì e distrusse, quello di oggi fra mille cadget di mirabolante inutilità, che non creano standard di vita migliori, si autorappresenta, si automonumentalizza.

– Che cosa desideri, ora che sei l’uomo più ricco d’Italia?-

chiese a Berlusconi un oscuro personaggio della sua cerchia, e lui rispose:

– L’uomo più ricco d’Europa!-

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