Massima entropia

Finalmente qualcuno ha parlato di entropia, riferendosi alla situazione politica attuale. Lo ha fatto Eugenio Scalfari in un suo fondo su Repubblica a metà settembre 2008, scrivendo del deplorevole stato del PD dopo la sconfitta elettorale di Veltroni.

Scalfari ha detto che l’entropia all’interno del PD ha raggiunto un livello allarmante. Come dargli torto? Ma non poteva esprimersi in altri termini? Non poteva semplicemente dire che la confusione e lo sbriciolamento interno sono preoccupanti? Non poteva accusare le varie personalità di mancata coesione e di poca convinzione politica? Non poteva accusare i leader storici di non voler fare un passo indietro, mettendo da parte odio e rancore reciproco?

Poteva farlo, ma probabilmente non ha voluto alimentare ancora una volta l’analisi “umanistica”, psicologizzante e storicistica che ha caratterizzato da sempre la Sinistra nell’analisi del voto.

Quando De Gaulle vinse il plebiscito dopo il Maggio francese, ci fu, anche allora, un’analisi che attribuiva la sconfitta del “movimento” alla propaganda borghese, con i suoi mezzi di comunicazione di massa e quindi la sua influenza sul popolo.

Si potrebbe fare un elenco sterminato di situazioni analoghe. E questo elenco avrebbe sempre una spiegazione “umanistica” da parte della Sinistra, sempre una spiegazione soggettiva, psicologica, legata all’umore di quel popolo di elettori incerto che come un bamboccione si fa influenzare dalla propaganda, abbindolare dalle promesse, spaventare dagli scenari di crisi, ricattare dalla insicurezza economica e dall’instabilità del posto di lavoro.

Tutti fattori che, se presi sul serio, non spiegano quasi niente, perché il bamboccione non esiste. Cioè questa visione “umanizzante’ della massa, del popolo, del corpo elettorale, o comunque si preferisca chiamarlo, crea un soggetto sociale inesistente. Una vignetta.

Ovviamente sarebbe assurdo negare una psicologia di massa con i suoi relativi meccanismi. Basta pensare a come per esempio nelle ultime elezioni politiche la percentuale degli incerti (contro tutte le più ottimistiche attese del PD) abbia scelto nettamente la “certezza” berlusconiana rispetto all’incertezza del centrosinistra. Ci sono delle persone, innocenti, che si autoaccusano di un delitto, preferendo scontare la pena, piuttosto che passare attraverso la “penosità” di un processo dai tempi lunghissimi, figuriamoci se non ci sono elettori che, lungi dall’amare Berlusconi, lo votano per odio o dispetto nei confronti di un centrosinistra litigiosamente immobile.

Ma tutti questi meccanismi non si spiegano né con la propaganda del Cavaliere, né con l’influenza delle sue televisioni dai programmi-spazzatura, né con la minaccia di un improbabilissimo comunismo.

Si spiegano con un alto grado di entropia in cui si trova la società italiana.

Se prendiamo un aggregato stabile come per esempio il ghiaccio e lo sciogliamo in una sostanza meno aggregata come l’acqua, abbiamo operato una “caduta entropica” cioè abbiamo raggiunto un livello di maggiore instabilità o confusione delle molecole che compongono l’acqua, se poi la portiamo ad evaporazione e formiamo vapore acqueo, abbiamo compiuto un’altra caduta entropica, raggiungendo un livello ancora maggiore di confusione e disgregazione.

Il termine “caduta” mi sembra il più adatto a descrivere un processo d’”incremento”d’entropia, anche se sembra una contraddizione in termini descrivere una crescita in termini di caduta; in realtà si tratta della crescita di una grandezza negativa. D’altronde se consideriamo la Storia come un de-corso di tempo con la sua relativa terminologia tecnica, come per esempio i termini alto e basso Medioevo, ci accorgiamo che l’Umanità o quanto meno la cultura occidentale concepisce la Storia come caduta: il fiume “scende” al mare, come i progenitori scesero dall’Eden giù sulla Terra più bassa, così la Storia ha un decorso, e de in Latino significa giù da.

Quindi a dispetto di tutta l’ideologia dello sviluppo indefinito –presunto risanatore di ogni ingiustizia sociale- ci troviamo in un altrettanto indefinito processo di caduta entropica e non sappiamo come arrestarlo.

Quali sono, in termini sociologici, le cause e insieme le conseguenze di questa caduta? Sono per esempio lo sfaldarsi di certi aggregati, fino a ieri stabili, come le classi sociali, che danno luogo al proliferare di una mucillagine sociale, una massa indifferenziata d’individui. Sono l’incertezza dei legami familiari, intesi come interessi specifici di una famiglia, in quanto tale, a vantaggio della somma d’interessi individuali dei membri della stessa famiglia. Sono la sempre più distratta attenzione alle linee programmatiche di un partito politico, a vantaggio del carisma del suo capo o della promessa di vantaggi individuali. Sono la deriva da una democrazia partitica -sancita dalla Costituzione- verso una democrazia populista, che Platone avrebbe tranquillamente chiamato demagogia.

Il problema si deve spostare quindi dal piano psicologico -del bamboccione influenzato dalla propaganda del Cavaliere- al piano sociologico –di come arrestare questa caduta entropica-. Come ricreare nel tessuto sociale italiano aggregati stabili?

Non saremo tanto ingenui da credere ad un atto volontaristico che equivarrebbe un po’ a credere di eliminare l’inquinamento dall’atmosfera usando l’aspirapolvere.

Una scommessa sociale, tacitamente e timidamente formulata, in realtà esiste e la rivela il terrore della Destra. Il miliardario Tremonti ha sempre sostenuto che la Sinistra vorrebbe dare il voto agli immigrati per sobillare quella che lui usa chiamare “la povera gente”.

In altri termini teme la nascita di un nuovo proletariato. Il che resta finora solo un’ipotesi.

Questa ipotesi, accuratamente trascurata a sinistra –vedi i pochissimi sforzi per organizzare sindacalmente gli immigrati- ha acquisito agli occhi della Destra parvenze meno minacciose col passare degli anni. Forse la Destra, con più acume della Sinistra, ha guardato oltralpe e ha notato che il voto amministrativo agli emigrati, dove c’è, non ha cambiato il quadro elettorale complessivo. Io penso addirittura che, se a sinistra si continua con questo atteggiamento di ovattato silenzio sui destini sociali dell’immigrato, quando arriveremo al voto amministrativo per tutti, gli immigrati voteranno per chi darà loro di più in termini di promesse individuali. E questa sarà sicuramente la Destra, come faceva Achille Lauro a Napoli, quando distribuiva ai potenziali elettori una scarpa prima delle elezioni e l’altra scarpa dopo la conta dei voti.

La Destra manovra un corpo elettorale costituito da duemilioniquattrocentomila aziende italiane con un solo dipendente, come le definisce l’ISTAT. Questa mucillagine aziendale è stata catturata o dalla Lega o da Forza Italia e sta insieme per un solo grido programmatico: Meno tasse per tutti!

La grande azienda è in crisi “Alitaliana” e cioè non sa come smaltire gli organici, mentre la media azienda, che sarebbe la nostra salvezza ai fini di un ricompattamento sociale, nicchia in un angolo, specializzandosi su mercati lenticolari, non aspettandosi niente dallo Stato, non costituendo –anche per il basso numero- nessun gruppo di pressione politica.

Se il PD si adegua all’attuale stato di massima entropia in cui si trova la nostra società, allora significa che ha già perduto prima di cominciare.

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