Ma il voto che cos’è?

studenti3

Normalmente la concezione più banale è quella del voto visto come misurazione di quello che l’allievo ha acquisito: una sorta di analisi del sangue che certifica “quanto” è il sapere acquisito dall’allievo in una determinata disciplina.

In buona sostanza viene in tal modo scorporato il “sapere” del singolo scolaro dallo scolaro stesso. Ora, per la legislazione italiana, questo è già un errore di valutazione, in quanto ormai da lunghi anni è stato soppresso il voto di condotta e incorporato in quello di profitto. Il che vuol dire che il sapere non può essere separato da chi lo detiene. Potrà, questa concezione, sembrare assurda, ma così è.

Se questa è la situazione italiana,  non diversa appare quella di altri Paesi dove, magari, vige ancora il voto di condotta separato dal voto di profitto, perché, di fatto, ogni insegnante tende a giudicare con atteggiamento olistico, che lo prescriva o meno la legge o la normativa.

In pratica, cioè, il voto viene dato all’allievo più con uno sguardo rivolto al futuro che con uno sguardo rivolto al passato. Il voto è una cambiale, un titolo di credito da onorare alla fine del percorso di apprendimento. Il voto è un incitamento a fare, un incoraggiamento. E infatti il Consiglio di classe può solo agire sul voto a rialzo, mai a ribasso. Questo significa che nel voto si deve leggere anche l’atteggiamento dell’allievo, la condotta in ambito disciplinare, insomma, come si comporta nell’apprendimento della materia e non come si comporta in generale, diciamo col suo atteggiamento civico.

E qui veniamo al punto. E’ vero che le ragazze sono favorite a parità di prestazioni rispetto ai ragazzi? Se è vero, come dice l’OCSE, allora ciò significa semplicemente che le allieve hanno in classe e a casa un atteggiamento più fattivo rispetto agli allievi. Ciò può essere dovuto a due fattori: alla maggiore obbedienza all’istituzione Scuola e all’istituto familiare in primo luogo e in secondo luogo alla speranza in una emancipazione sociale derivante da un buon profitto scolastico.

Nel maschio ambedue questi elementi sono più deboli, ma nelle classi sociali più elevate e nei ceti più acculturati la coscienza del ruolo sociale, la speranza di far valere il titolo di studio in ambito lavorativo, il desiderio e l’ambizione di ricoprire ruoli dirigenziali nella società giocano un ruolo decisivo.

Ed ecco spiegato il tutto in termini un po’ più oggettivi e meno moralistici rispetto a quanto fa la stampa quotidiana nel riportare la notizia.

Così, ben lungi dal figurarci l’insegnante come un demone onnipotente e capriccioso, dobbiamo vederlo nel ruolo di rivelatore di una situazione oggettiva, più che di artefice di un’ingiustizia.

Quindi l’insegnante è senza colpe?

Sicuramente l’insegnante una colpa ce l’ha nel momento in cui non tiene in considerazione, insegnando, le situazioni di svantaggio sociale in cui ci troviamo immersi, insomma la colpa di dimenticare che al di là delle mura scolastiche si agita una società ingiusta, che produce disuguaglianze che la Scuola oggi non riesce più a sanare.

Se quindi il voto viene assegnato sul futuro dell’allievo, su quello che potrebbe apprendere, sulla speranza nel suo miglioramento, allora la battaglia da combattere è quella contro un certo atteggiamento dei presidi e delle famiglie, che invocano, invece, dall’insegnante una giustizia priva di speranza, cioè un voto sul passato, su quello che è stato appreso, ma blando e  compassionevole. Invocano in altri termini una permissività del voto, a tal punto che l’insufficienza in una disciplina non è più il cinque, ma il quattro e forse anche meno. Certi insegnanti allora si sentono in dovere di tenersi bassi con il voto per conferire ad esso maggiore efficacia. E’ una rincorsa affannosa al ribasso che toglie, questa davvero, efficacia e significato al voto.

Diamo quindi un voto di speranza e non di condanna, ed evitiamo la gogna dell’insegnante che assomiglia tanto alla gogna per il mondo politico, oggi, purtroppo, di moda.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>