L’offerta sacrificale del Cavaliere: il proprio corpo

avete presente un rospoQuando si dice “lavorare sul corpo”… Berlusconi non ha mai avuto paura del ridicolo, offrendo il proprio corpo alla Politica. Da questo punto di vista è risultato vincente perché “i suoi” hanno sempre apprezzato tutti quegli addobbi fisici che agli occhi di persone normali lo avrebbero dovuto rendere odiosamente ridicolo: dalle zeppe sotto i piedi, ai capelli riappiccicati e tinti, ai vari lifting associati a liposuzioni, al nascondere, sempre, accuratamente gli occhiali di lettura (simbolo inequivocabile di anzianità), al promuovere la sua immagine di personaggio inossidabile che resiste alle ingiurie del tempo grazie alle pozioni magiche del suo medico personale Umberto Scapagnini, in pace sia, Sindaco di Catania, che diceva :

Ma la vera età è quella biologica. L’età anagrafica è solo un incidente burocratico, una pedanteria per notai e portieri d’albergo. In America bastano 500 dollari e un po’ di saliva per farsi lo screening biologico. C’è un impressionante stacco filosofico tra noi e loro: noi studiamo per invecchiare sani, loro per restare giovani il più a lungo possibile. Il business dell’anti-aging negli Stati Uniti è in piena espansione. A me il check biologico l’ha fatto mio figlio. La mia vera età è di 51 anni. Quella di Berlusconi è 55 anni, 12 di meno”.

Quindi a tutt’oggi dovrebbe essere di 60 anni… eh no! mi sbaglio, perché il tempo per Lui passa meno rapidamente, bisogna applicare la pozione magica anche a questi miseri cinque anni, che così diventano forse quattro per il Cavaliere, a cui d’altronde tutti hanno sempre fatto uno sconto.

Il corpo quindi viene offerto alle masse, come in ogni dittatura che si rispetti, e possiede due virtù: quella taumaturgica (attiva) e quella sacrificale (passiva). Della prima il Cavaliere ha fatto uso raramente. Va ricordato a tal proposito il risveglio dal coma di un giovinetto a cui l’allora capo del governo inviò un nastro registrato con la sua voce che descriveva il campino sportivo in cui si allenavano le giovani reclute del Milan. La descrizione (è interessante notarlo) corrispondeva esattamente a quella più volte fatta dal Cavaliere sia a proposito di Milano Due, sia a proposito del primo terremoto nonché del secondo terremoto in Abruzzo. Lui vede sempre un paesaggio urbano immerso nel verde, tutto è verde, tutto è natura, tutto è nuovo. Il verde rappresenta per lui un abbellimento della vita, un verde innocente, intorno casa, un verde vittoriano. L’efficacia descrittiva del Cavaliere ovviamente era nulla, ma, tant’è, il giovinetto si svegliò dal coma. Non conosco altri episodi di guarigione per contatto o per parola, comunque anche se fosse stato l’unico episodio basterebbe a santificarlo. C’è poi la virtù sacrificale, la cui portata è enorme. Infatti il Cavaliere si è sottoposto a tutti i sacrifici, fisici e psichici, a tutte le fatiche di Sisifo, a tutte le stressanti acrobazie giustificatorie del suo look.

Ovviamente la valenza di questi sacrifici è -a suo dire- tutta riposta nel fine ultimo, che è quello di salvare l’Italia.

“Io mi divertivo molto, ma molto di più prima di entrare in politica, rispetto a oggi” ebbe a dire alcuni anni fa il Cavaliere per sedare una maretta interna alla sua coalizione. La prima fatica infatti è quella di  tenere insieme come un buon pater familias (sua la definizione) la variopinta congerie della propria coalizione. E sicuramente c’è del vero quando aggiunse: “Il lunedì era dedicato all’amore, adesso invece lo dedico a Bossi”.

Non che faccia l’amore con Bossi, ma fra sbraccettamenti, pacche sulle spalle e bacini (mamma Rosa gli raccomandò una volta di dare “un basín” a Bossi da parte sua e di dirgli di fare il buono), fra promesse di seggiole ai vari Ministeri e appoggi elettorali, il Cavaliere ha concesso molto al Senatur, che lo contraccambia dicendo: “Berlusconi in politica è un pirla” -estate 1999, quando la Lega ricuce con Forza Italia per recuperare quei “mangiapagnotte a tradimento” (sempre Bossi) dei piemontesi che minacciavano un accordo separato col Cavaliere-.

Quindi in ogni gesto del Cavaliere si mischia qualcosa di fisico, il suo corpo porta e sopporta il gesto politico del momento. Quando si dimise dopo sette mesi di primo governo del Bel Paese ebbe a dire: “Mi sono guardato allo specchio e mi son detto: Ecco gli effetti di sette mesi di governo! sei ingrassato di sette chili e sei invecchiato di sette anni!”.

Ovviamente ancora non capiva il segreto della fisicità in politica, lo scoprirà via via nel corso degli anni. Intanto si limita a ritoccare i tratti fisici del suo corpo: ne migliora l’altezza, la circonferenza e le rughe. Quando si ripresenta all’elettorato invadendo l’Italia di enormi manifesti tutti con la sua immagine, si affaccia sul mondo come un redivivo, la sua facies non promette niente di buono, sembra malato. Il ritocco con Photoshop lo impallidisce, gli infoltisce la pelata e gli allunga il volto: l’effetto non è dei più belli, sembra uscito da una clinica. Solo Vespa crede ai suoi giuramenti che le foto sono autentiche e non ritoccate. Ma il Cavaliere comincia a preoccuparsi davvero e si mette nell’ottica del ritocco reale del corpo. Nasce il trapianto con conseguente bandana, nasce la dieta (non tibetana, come dirà lui stesso), nasce il lifting che lo farà criticare anche da Ferrara il quale lo paragonerà a Frankenstein a causa di una notevole asimmetria degli occhi. Ma tutti i suoi detrattori si stanno sbagliando di grosso, lui sa in quale direzione remare. Lui sa che l’attore può mantenersi uguale nel tempo a due condizioni: che non perda i capelli (né imbianchi) e che non si copra di rughe. Basta lavorare in questa direzione e il gioco è fatto. E lui sa anche che il volto diventa eterno e immutabile soprattutto se si cristallizza in una serie di espressioni fisse, ben definite e riconoscibili: il sorriso, l’aria pensosa, l’espressione attenta, il piglio decisionista e via dicendo. Tutte espressioni semplici e provate mille volte allo specchio, prima di esibirle in pubblico.

Berlusconi, così, si è fatto a poco a poco “eterno” nello sguardo degl’italiani. Altro che spremute di arance siciliane!

Innocenza del Kitsch!

Ovviamente una debolezza esiste, anche se molti invece la considerano una forza. Berlusconi crede al proprio Kitsch!

Che sia una forza? Che sia una debolezza? Mah, su questo si può discutere. Indiscutibile resta invece il fatto che si tratti di una cosa pericolosissima. Infatti quando il tiranno crede veramente nelle proprie menzogne, raggiunge un grado di “ingenuità” che lo innocentizza ai propri stessi occhi. E pensa così di essere un benefattore.

Ecco come si spiega che un personaggio cinico come Lui possa piangere sul destino di quaranta clandestini inghiottiti dalle onde dell’Adriatico, che possa aiutare le famiglie albanesi indigenti, che possa firmare un assegno di cinque milioni di lire e lo consegni ad una prostituta sulla via della redenzione, e via dicendo. Anche l’affermazione, fatta a Porta a porta, che Lui abbia aiutato “a colpi di centinaia” (parole sue) le famiglie albanesi, affermazione che ci lascia piuttosto perplessi, perché lo sappiamo molto avaro e molto bugiardo, in fondo può essere stata detta e creduta da Lui stesso, “ingenuamente”, con quella ingenuità di cui sopra. Anche la manipolazione delle cifre, che gli ha fatto vincere non le elezioni, ma il confronto con un Prodi frastornato e tentennante, in fondo era creduta: Lui pensava davvero di aver mantenuto tutte le promesse contenute nel contratto con gl’italiani. Le cifre gliele fornivano i tecnici dei Ministeri e Lui le snocciolava in diretta. Anche in questo caso, a ben vedere, stava puntando sulla fisicità: di fronte ad un Prodi lento e invecchiato (anche se più giovane di Lui), il Cavaliere sembrava un piccolo robot ben oliato, una macchinetta di parole e di cifre che sbalordiva il pubblico: era una vittoria della fisicità.

In questo filone s’inseriscono altre ingenuità, come quella di definirsi un editor liberale, democratico e benefattore

Mi ricordo ancora di una trasmissione televisiva francese dove un successore della monarchia borbonica difendeva la medesima dichiarando che all’epoca del Re regnava una vera e propria, sana anarchia, in quanto ogni nobilastro faceva il proprio comodo. Rapportando il discorso a Berlusconi si riscontra un’analogia in quel che afferma quando parla del monopolio della carta stampata che Lui detiene. “E’ vero –dice-  che possiedo molte testate, ma è pur vero che i giornalisti sono tutti di sinistra e che io –che sono un editore liberal– li lascio scrivere quel che vogliono e tutti scrivono critiche contro di me”. Chissà perché…

Non bisogna poi dimenticare che, nel processo di fisicizzazione della politica, non poteva mancare l’altro dato, tipico del tiranno, e cioè la trasformazione dell’accusa politica in offesa personale. Quando gli viene detto che Lui è antidemocratico in quanto vorrebbe sempre scavalcare il Parlamento, Lui si adombra come se gli avessero dato del ladro e del cornuto. Il fine dialettico D’Alema rispondendo in TV ad un’ennesima protesta del Cavaliere perché lo maltrattano sempre e sono così maleducati con Lui, invece di rispondergli per le rime e cioè che non si deve rifugiare in questo falso ideologico dell’offesa personale, ma restare sul piano politico, gli risponde: “Ma non è mancanza di rispetto, è passione politica…”, come a dire, “Suvvia, perdonami, ogni tanto l’umore mi trasporta…” e invece avrebbe potuto e dovuto smascherare il giochetto che, d’altronde, dura da moltissimo tempo, fin dall’inizio della famosa scesa in campo, quando Berlusconi esigeva le scuse da L’Unità perché lo aveva paragonato ad un piccolo Peron, a un dittatorello da America Latina. Altro che scuse! Si trattava di una vera e propria manipolazione ideologica da parte sua. Si trattava di quello che poi, col tempo, si sarebbe trasformato nella personalizzazione della Politica, col trasferimento del Consiglio dei Ministri a Villa Arcore e tutto il resto. Quindi anche questa sua riduzione della critica politica a critica personale riporta la nostra attenzione al centro del problema: il corpo del Cavaliere.

La linea perdente

Ma riporta anche la nostra attenzione sullo schieramento d’opposizione e sulla parola d’ordine di Prodi, quella cioè di non infierire contro il Cavaliere sul versante personale. Si è assistito così per anni al ridicolo spettacolo di un Berlusconi che cantava, ballava, faceva feste e festini, commetteva gaffe a non finire, sfidava il mondo, ingiuriava gli avversari a livello europeo e via di seguito e tuttavia cumulava un sacco di consensi e di voti, contrastato dall’opposizione solo sul piano del… programma politico. Eravamo al delirio: Lui raccattava consensi grazie all’investimento sulla propria persona e l’opposizione ignorava questo lato, concentrandosi totalmente sulla critica al programma politico, che nessuno ovviamente né aveva letto né voleva leggere. Per quale ragione l’elettore berlusconiano dovrebbe leggere il programma del suo leader, se gli concede fin dall’inizio la sua totale fiducia sul piano personale? Ammettendo anche che Lui non rispetti le promesse del programma, ciò significa soltanto che qualcosa glielo ha impedito, qualcosa d’imprevisto che prescinde dalla sua volontà. Quindi la richiesta dei suoi elettori si è sempre compendiata nella frasetta: “Lasciatelo lavorare!”.

Quando il Cavaliere ha debordato (ma quando non ha debordato? mi chiedo) facendo squillare il campanello d’allarme della moglie che ha chiesto il divorzio per il suo comportamento indegno, allora tutti i suoi fedeli hanno reagito imitando la linea Prodi: non consideriamo il personaggio, ma il suo operato di governo.

Franceschini ha dovuto remare contro avversari e alleati per arrivare a criticare il personaggio politico passando dal personaggio privato. E Di Pietro ha formulato in maniera esemplare la sua richiesta di sfiducia del premier, in quanto “personaggio ricattabile”. Su questa linea poi tutti hanno trovato una sorta di convergenza, con sfumature però…perché fra ricattato e ricattabile esiste una notevole differenza.

Prendiamo ad esempio queste due formulazioni:

“La domanda che il Parlamento ha il dovere di porsi è se il presidente del Consiglio abbia incontrato qualcuno o qualcuna che l’ha ricattato o che poteva ricattarlo o che lo sta ancora ricattando, ovvero anche solo sottoponendo a pressioni”. Il sospetto lo avanza il Partito Democratico nell’aula del Senato, nel giorno in cui con la fiducia sul dl anticrisi si chiudono le Camere e il Parlamento va in vacanza.

“Non è accettabile lasciar governare un uomo che consolida quotidianamente, nell’opinione pubblica del Paese, il dubbio che scelte e decisioni abbiano costantemente un retroscena voyeristico e privatistico – scrive Di Pietro sul suo blog. “Non ho commentato la vicenda Noemi, né le foto dei festini a Villa Certosa di Zappadu e non commenterò la vicenda di Patrizia D’Addario. Né tantomeno commenterò le parole dell’avvocato e parlamentare Ghedini secondo cui il suo cliente sarebbe ‘l’utilizzatore finale’. Ma i quotidiani scandali e gossip, nascondono un comune denominatore: la ricattabilità di una figura chiave delle istituzioni. Quante persone – conclude Di Pietro – possono ricattare il presidente del Consiglio tra ragazze, amministratori, amici e parenti? Quali conseguenze pubbliche ha questa sua debolezza?”.

Fra queste due posizioni qual’è la differenza?

Elementare: alla prima il Cavaliere può rispondere con un semplice “no”, alla seconda non può farlo, in quanto se finora non è stato ricattato, né lo sarà in futuro, ciò non significa che il suo comportamento non lo renda oggettivamente ricattabile.

Finalmente siamo giunti al dunque: il problema è la persona fisica del Cavaliere. Il suo programma politico è un programma eclettico, tutto di destra, ma niente di che rispetto al resto del mondo. Infatti, se ti affacci sull’Europa, ti spaventi. Lo Stato sociale è in agonia.

Una singolarità

Esiste un rimedio al berluskismo? Intanto bisogna chiedersi se il berluskismo possa esistere senza Berlusconi e questa non è una questione secondaria. Io propendo decisamente per il no, e non vedo nessuno al suo posto che possa durare più di sei mesi, senza che la maggioranza di centro-destra cominci a sfaldarsi. La cultura della mediazione politica infatti passa tutta dalla figura del Cavaliere, che può tenere insieme i più disparati pezzi di politica solo tramite promesse e garanzie personali. Qui s’inserisce anche un aspetto esilarante della farsa berlusconiana, e cioè come Vespa risolve la questione se il patto Berlusconi-Bossi, nuovamente riconciliati, sia credibile e sincero. Sì, risponde Vespa, è sincero, perché hanno giurato sui figli. Siamo a questi punti di ingenuità diffusa proprio perché Berlusconi ha vinto nella mente degli italiani, imponendo la sua persona fisica.

Se quindi il berluskismo senza Berlusconi non può esistere, allora il problema dei problemi è disfarsi di Berlusconi, considerato un evento singolare.

Ovviamente fin dall’inizio gli esperti politologi (in testa a tutti Gad Lerner) sentenziavano che per via giudiziaria non si sarebbe mai giunti a disfarsi del Cavaliere. Ancor oggi lo sostengono accreditati osservatori politici, ma a ben vedere le uniche difficoltà che il Cavaliere ha trovato lungo tutta la sua marcia trionfale sono state solo di carattere personale, non politico. Non mi consta che abbia inciampato nella crisi economica, nella mancata costruzione del ponte sullo stretto, nella non realizzazione delle “grandi opere”, nei diverbi politici con l’UDC, nell’Articolo 18, nei vari scioperi e manifestazioni per o contro una delle tante decisioni bestiali del proprio governo. Addirittura si è evidenziato in certi momenti, come ad esempio nelle lotte contro la ministressa Gelmini, affossatrice della Scuola, che il governo Berlusconi fosse diventato impopolare, ma Lui no, Lui piaceva ancora.

Quindi “disfarsi di Berlusconi” sembra proprio l’unica via percorribile. Si tratta ora di sapere come. Ovviamente la sua eliminazione fisica non sembra rientrare fra gli obiettivi delle forze politiche che vivono in clandestinità, le quali hanno eliminato D’Antona e Biagi, ma non hanno pensato ad eliminare Berlusconi, che pure non è un bersaglio difficile. Ma questi sono i segreti delle tenebre…

Parlando invece di Politica, e non di Terrorismo, la questione dell’eliminazione di Berlusconi si pone ovviamente in termini di “sfiducia delle istituzioni” coniugata con la “sfiducia della piazza”. Se questa sfiducia “va a salti” non si combina niente: un giorno c’è un fatto (la condanna di Mills), un giorno ce n’è un altro (il comportamento immorale del premier, che lo espone al ricatto), un giorno c’è l’imbavagliamento della Stampa libera, e così via. Il Cavaliere lascia decantare via via tutta l’indignazione della nazione nei suoi confronti, e la nazione dimentica. Ogni tanto questi fatti vengono messi tutti insieme in un libro (bello, quanto inutile) e il lettore si vede confrontato con tutta la serie delle malefatte berlusconiane e inorridisce sia del Cavaliere che del Popolo Italiano.

Così non si sfiducerà mai il premier, mai! Tutt’al più passeremo alla Storia come il popolo dei girotondi.

 

 

Un pensiero su “L’offerta sacrificale del Cavaliere: il proprio corpo

  1. Io cambio la famosa espressione latina in “Populus in fabula”! E’ sempre lui, l’ondeggiante, incostante popolo che si diverte ad osannare Mussolini per poi andare a Piazzale Loreto a prendere a calci il cadavere (da vivo sarebbe stato molto difficile farlo perché si era tutti in piazza ad osannarlo) e che si ripete instancabilmente nella storia senza riuscire a far tesoro delle esperienze negative del passato.
    E Berlusconi non è stato altro che un nuovo incidente di percorso di questo popolo che non riesce mai a crescere e preferisce restare sempre bambino che fa i dispetti non solo agli altri ma anche a se stesso!

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