Il volto di Cristo

8 Lotto - Polittico di San Domenico da RecanatiPartendo dall’ osservazione che Flavio Caroli fa nel suo libro “Il volto di Cristo” a proposito del dipinto di Lorenzo Lotto che rappresenta la Pietà nel Polittico di San Domenico a Recanati, vengono alla mente alcune osservazioni che oltrepassano i limiti della critica d’arte.

Il modo in cui il corpo di Cristo viene toccato da tre mani differenti apre uno scenario teologico fondato sull’eros e sulla carne, infatti i gesti delle tre mani sono tutti caratterizzati da un forte erotismo, un erotismo che “si articola”, prende forme e strade diverse intorno ad un corpo che grazie a questa presenza erotica non sembra morto, ma addormentato.

Questa, diciamo, “dormizione” – tanto per richiamare alla mente quella che gli ortodossi russi attribuiscono alla Vergine –  non è altro che uno stato di disponibilità del corpo divino.

Disponibile a cosa?

L’Angelo/a molto simile ad una “fanciulla marchigiana che cerca di scuotere il proprio fidanzato” (secondo la felice espressione di Caroli) chiede al corpo divino un amore sensuale, ma molto, molto sottilmente venato di un “torna a combattere con me e per me”. C’è nello sguardo dell’Angelo/a quasi un’incredulità e insieme un’attesa: incredulità rispetto alla morte (un Dio non muore) e un’attesa di miracolo, di risveglio a nuova vita.

Il vecchio che lo sostiene con la mano dietro alla nuca e l’avambraccio sotto l’ascella, poggiando la mano delicatamente sul petto di Cristo, quasi a verificare se sia cessato il battito del cuore,  fa pensare col suo sguardo assorto ad un medico che sta meditando sullo stato di salute di un malato che non è ancora morto. Si tratta del vecchio Nicodemo? Si tratta di Giuseppe d’Arimatea?

Forse è quel vecchio Nicodemo che accese il cuore di Cristo fino a fargli pronunciare quelle meravigliose parole: “ Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”  del Vangelo secondo Giovanni.

Quelle parole che ritroveremo nel film di Robert Bresson: “Un condannato a morte è fuggito” del 1956.

Nicodemo porta unguenti per il corpo di Cristo, ma sembra anche che la leggenda leobiniana gli attribuisca la scultura del primo crocefisso ligneo che poi altro non sarebbe se non il Volto Santo di Lucca. Quindi la “rinascita dall’alto” di cui gli aveva parlato Gesù, quella notte in cui Nicodemo si era recato da lui, di nascosto, e gli aveva esternato la sua fede, quella rinascita come cristiano, Nicodemo la esprimerà nel primo ritratto di Cristo consegnato ai posteri.

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E poi c’è la donna che bacia la mano di Cristo e la intreccia e quasi la fonde con la sua come a voler diventare un’unica carne. È la Madre? È Maria Maddalena?

Io propendo per la Maddalena: vestito rosso, capelli rossi… mentre la Madonna sta dietro ravvolta nel manto celeste e immersa nel dolore.

Lotto impiega le figure di carne e d’ossa come se le andasse a scegliere fra le donne ai lavatoi: le veste solo di panni sacrali, ma non riesce a coprirne la carnalità, sublimandola, come invece fa Piero della Francesca. Le donne e gli angeli di Lotto restano popolari, ma di una popolarità totalmente purificata.

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