Il n’y a pas d’amour…

A bout de souffle

Fino all’ultimo respiro  di Godard si chiude con una lunghissima strada dritta fra due file di auto parcheggiate e, altrimenti, percorsa da passanti indifferenti. Belmondo, in camicia bianca e pantaloni scuri, vi corre leggero, fuggendo verso l’orizzonte, e ogni tanto volge lo sguardo indietro alla fidanzata che osserva la sua fuga. E’ stata lei a denunciarlo alla polizia e la polizia gli ha sparato alle spalle.

Belmondo si tocca la schiena all’altezza della cintura e la sua corsa rallenta, ma continua ancora a volteggiare la sua camicia bianca, come una farfalla ferita…mentre una chiazza di sangue si allarga su di essa.

Il film era cominciato con il nostro protagonista in auto. Dai finestrini aperti entrava la campagna francese e lui canticchiava:

“Patriciaa…”

poi rivolto al pubblico diceva:

“Se non vi piace la campagna, se non vi piace il mare, se non vi piace la città, andate a quel paese”

Ma ecco ad un tratto uscire dalla radio accesa una voce umida che dice cantando:

Il n’y a pas d’amour… 

e il protagonista la spenge con un gesto automatico.

La mia lettura del film passa tutta da quella frase e da quel gesto.

Si tratta del ritornello di una canzone di Brassens, la frase completa suona come segue:

Il n’y a pas d’amour heureux (non c’è amore felice)

Tutto il film si svolge come in un laboratorio di smorfie, smorfie d’indifferenza. Belmondo assiste ad un incidente stradale mortale e passa oltre facendosi il segno della croce; compra il giornale e poi ci si pulisce le scarpe e lo scaraventa nel cestino dei rifiuti prima d’imbucarsi nella Metropolitana; entra in un bagno per derubare un uomo e lo lascia a terra tramortito: si passa sempre il pollice sulle labbra semiaperte come per dire:”Voltiamo pagina, parliamo d’altro”.

Il film è stato interpretato da alcuni critici come il deserto politico della Francia al tempo della guerra d’Algeria, riassunto nel volto arido e indifferente di Belmondo. E’ stato interpretato come un film semipoliziesco a finale classico (alla francese) con l’amore, il delitto e il flic alle calcagna.

Io lo interpreto come film d’amore.

Io amo una ragazza che ha una nuca deliziosa, una magnifica fronte, delle magnifiche ginocchia, ma che però è una vigliacca

Lei, androgina e infantile, attrae lui, abulico e macho, perchè racchiude in sé l’icona di Giovanna d’Arco, la donna rapata a zero. E lui dietro a quest’icona sogna di andare alla conquista di Roma. E’ Cinecittà la sua Mecca.

Io amo lei, ma lei è troppo vile per voler fuggire con me. Questo è l’amore in Godard: una cifra eroica, una fuga verso, non da.

Restano famose le scene a letto, rigorosamente datate, coi torsi avvolti nelle ghirlande delle lenzuola, ma anche nuove nei loro messaggi segnici. Il quadro di Picasso veglia su di loro con il giovinetto che si toglie la maschera del vecchio e lei che mostra a lui la copertina del Ritratto di giovane artista da cucciolo di Dylan Thomas. Io lo interpreto come film d’amore perché alla fine, quando lui va a trovare lei nel suo appartamento e le chiede ancora una volta di partire con lui, di fuggire a Cinecittà, di non essere vile, aggiunge anche una frase rivelatrice:

“Dicono che non esiste un amore felice … tutti gli amori sono felici”.

Questa era la risposta che cercavo, rimasta sospesa per tutto il film, è la risposta a Brassens, a quella frase appena sorta e subito spenta:

“Il n’y a pas d’amour heureux”
Rien n'est jamais acquis à l'homme. Ni sa force 
Ni sa faiblesse ni son cœur. Et quand il croit 
 Ouvrir ses bras son ombre est celle d'une croix 
 Et quand il veut serrer son bonheur il le broie 
 Sa vie est un étrange et douloureux divorce 
 
 Il n'y a pas d'amour heureux 
 
 Sa vie elle ressemble à ces soldats sans armes 
Qu'on avait habillés pour un autre destin 
 A quoi peut leur servir de ce lever matin 
 Eux qu'on retrouve au soir désarmés incertains 
 Dites ces mots ma vie et retenez vos larmes 
 
 Il n'y a pas d'amour heureux 
 
 Mon bel amour mon cher amour ma déchirure 
 Je te porte dans moi comme un oiseau blessé 
 Et ceux-là sans savoir nous regardent passer 
 Répétant après moi ces mots que j'ai tressés 
 Et qui pour tes grands yeux tout aussitôt moururent 
 
 Il n'y a pas d'amour heureux
Le temps d'apprendre à vivre il est déjà trop tard 
 Que pleurent dans la nuit nos cœurs à l'unisson 
 Ce qu'il faut de regrets pour payer un frisson 
 Ce qu'il faut de malheur pour la moindre chanson  
 Ce qu'il faut de sanglots pour un air de guitare 
 
 Il n'y a pas d'amour heureux
                                            (Louis Aragon)


George Brassens Il N’Y A Pas D’Amour Heureux French & English Subtitles from Thelma Blitz on Vimeo.

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