Estremismo mediocetale

L’algida passione per la Politica spinge i DS alla conta. I congressi che si svolgono in questi giorni sono, in effetti, un metodo garbato per contarsi più che per discutere di politica. Non si dibatte sulle tesi, si dibatte sulle mozioni. Ci si schiera, si alza la mano. Si scopre l’acqua calda, la vecchissima verità di ogni movimento politico e cioè che esiste un centro maggioritario, il quale vive però dell’immagine politica e delle conquiste fatte grazie alla militanza della sinistra interna. Del “meccanismo” politico dunque niente è cambiato: la maggioranza prende atto che la politica la fa l’ala movimentista interna ed esterna al partito, mentre i vantaggi se li prende l’area moderata, che butta via ogni tanto dal suo interno scorie di movimento oppure si pone come filtro per “promuovere” alla dirigenza anche quadri che un tempo erano “movimentisti”. La vicenda Cofferati in questo senso è emblematica.

In questi giorni le cronache dei congressi di sezione registrano alcuni cambiamenti di linguaggio che c’interessano.

Intanto, com’è giusto, non si parla più di “gente”. Basta con le espressioni “i bisogni della gente”, “le esigenze della gente”, “alla gente interessa che” e via dicendo.

La “gente” è un encefalogramma piatto, lasciamola a Berlusconi. Per lui la gente esiste, in quanto è la sua utenza televisiva, quel popolo di occhi che permette alle merci di entrare ogni sera in ogni casa, prorompendo prepotenti e ineluttabili da ogni programma.

Ma anche la “classe operaia” è stata bandita dal linguaggio dei DS, in quanto non è più il referente storico della sinistra. E la classe operaia risponde puntualmente dirigendo il suo voto altrove.

Qualcuno accenna alla parola “popolo” che viene subito tacciata di termine ottocentesco.

Non si può neppure evocare la figura del “lavoratore” perché troppo connotata sindacalmente.

Non resta che il luogo geometrico perfettamente equidistante da ogni punto: il “centro”.

Il centro dà a Fassino la misura esatta di una politica moderata, e più che al modus (est modus in rebus) che indica il limite dell’agire, lui pensa alla “moda”, valore centrale nelle misurazioni statistiche. Ogni sera, prima di addormentarsi, lui vede una curva di Gauss perfettamente simmetrica, dove “moda”, “media” e “mediana” coincidono, e lì si addormenta.

Quest’uomo, e con lui i dirigenti più accreditati (primo fra tutti D’Alema), non si chiede perché la classe operaia voti al 38 per cento Berluska e solo al 17 per cento i DS, né si chiede come fare per riconquistarla, no, ad ogni tracollo elettorale della sinistra invoca una sola spiegazione, la panacea delle spiegazioni: bisogna spostarsi di più al “centro”.

La colpa (epocale) di quest’analisi (che non è più un’analisi, ma un ritornello) sta nel fatto che tende col rimpianto di un passato ovattato ad offuscare un presente tumultuoso.

Il passato non è altro che il moderatismo democristiano, molto invocato nei cuori.

Ma il Presente, invece, celebra i suoi trionfi nell’estremismo. Bush vince perché spara. Zapatero vince perché dice no alla guerra, decisamente no. Le figure di Bossi e di Berlusconi, risorte dalle ceneri della prima repubblica, sono figure estreme, estreme fino alla violenza, quantomeno verbale.

Come dice il professor Canfora (di cui qualche anno fa il nuovo fascismo leghista e forzitalico bruciava a Milano il Manuale di Storia sulle pubbliche piazze), la Democrazia Cristiana teneva tutto l’asse politico italiano al centro, mentre Berlusconi l’ha spostato decisamente a destra.

Travaglio si stupisce che non venga punita elettoralmente la violenza verbale del Cavaliere, che risponde ad una signora che gli chiede di dimettersi:- Lei ha una bella faccia di merda -.

Perché stupirsi?La fortuna dei vari Bossi, Berlusconi, Ferrara, Sgarbi e via dicendo si basa molto sull’estremismo verbale. E’ tutta gente che “sfonda il video”, tanto per usare un’espressione berlusconiana.

Questa è la cifra di lettura semiotica del Presente, anche se può dispiacere a D’Alema o a Fassino.

“Meno tasse per tutti” non è uno slogan meno estremista di “Roma ladrona” e ambedue gli slogan parlano al cuore di un medioceto che non abita affatto al centro e non è affatto moderato.

Questo medioceto tiene virtualmente a guinzaglio quel prigioniero iracheno, nudo e a quattro zampe.

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