… e Eisenstein taceva

Ivan

Nel 1992 Renzo Renzi pubblicò nel suo Il cinema dei dittatori un verbale di riunione cui avevano partecipato Ždanov, Molotov, Eisenstein, Cerkassov e addirittura Stalin in persona.

Siamo nel 1946, appena usciti da una guerra per lui vittoriosa, e Stalin è colloquiale e disposto alla battuta. Si sta parlando della sceneggiatura della seconda e terza parte dell’Ivan il Terribile e le critiche al progetto non mancano. Spiace notarlo, ma sono tutte giuste.

Eisenstein non porta nessun argomento in sua difesa. Quando Stalin gli chiede se conosce la Storia, lui risponde: “Più o meno…”.

Ora noi sappiamo che Eisenstein aveva letto una biblioteca intera su Ivan e la sua storia. Perché dice: “Più o meno” ? a cui prontamente Stalin ribatte: “Più o meno? Anch’io conosco un po’ di Storia. Voi mostrate in modo scorretto l’Opričnina. L’Opričnina è un esercito del re. A differenza dell’esercito feudale che poteva in qualsiasi momento ripiegare le bandiere e ritirarsi dalla guerra, è stato formato un esercito regolare, un esercito progressista. Voi dipingete l’Opričnina come una specie di Ku-Klux-Klan.

Eisenstein:- Loro portano i cappucci bianchi, mentre i nostri sono neri.

Molotov:- Ciò non costituisce una differenza sostanziale.

Stalin:- Il vostro Zar risulta indeciso, sembra Amleto. Tutti gli suggeriscono quello che deve fare e non è mai lui a prendere decisioni.”

Tutti argomenti giusti, a cui solo Cerkassov cerca astutamente di dare una risposta, assicurando gl’interlocutori che verranno apportate al film tutte le modifiche opportune in corso d’opera. Poi allunga la mano verso l’astuccio delle sigarette “…e chiese al compagno Stalin :- Si può fumare?-

Il compagno Stalin disse:- Sembra che non sia vietato fumare. Lo mettiamo ai voti?- e diede il permesso di fumare.”

Ma perché Eisenstein tace?

Non si tratta certo di un silenzio di disprezzo né tanto meno di sottomissione nei confronti del potere.

Le critiche che gli rivolgevano erano giuste, “in sé”: l’Ivan della seconda parte rispetto a quello delle prima è talmente impaludato in un amletismo freudianeggiante che a tratti smarrisce qualsiasi profilo e ricade, regolarmente, nell’immobilità. Ha perso lo scatto dell’Ivan giovane, è precocemente invecchiato, soprattutto nell’animo.

Le critiche quindi erano giuste “in sé”, se applicate cioè alla figura storica di Ivan il Terribile, ma Eisenstein voleva fare un altro ritratto. Voleva fare il ritratto di un dittatore sospettoso, isolato e gelido, che vedeva ovunque congiure di palazzo ordite contro di lui da medici, intellettuali, politici o generali che fossero.

Era il ritratto di Stalin, ma questo Eisenstein non poteva dirglielo, e per ciò taceva.

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