Cri-cri

ottobreUno sciame di grilli ha invaso il Parlamento. E’ un fatto sconvolgente: nello spazio riservato ai rappresentanti si sono inseriti, come un cuneo fra la Destra e la Sinistra, i rappresentati. I governanti vengono tenuti in scacco dai governati, i quali, oltre ad aver assediato il Parlamento, vi hanno fatto irruzione e lo tengono prigioniero. Nel film Ottobre di Eisenstein, la nave Aurora spara due colpi di cannone sul Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo e la folla armata fa irruzione nelle sacre stanze del potere, dove siedono in consiglio, raccolti intorno ad un tavolo, i ministri, o meglio, con efficace metafora cinematografica, i loro cappotti vuoti, privi dei corpi, come fossero delle larve.

E’ finito il potere dello Zar, inizia il potere dei Soviet, i Consigli degli operai, dei contadini e dei soldati. Tutto il potere ai Soviet è la parola d’ordine di Lenin, ma dove si ferma invece la parola d’ordine di Grillo?

Grillo si ferma a metà strada: chiede di controllare il potere dei rappresentanti da parte dei rappresentati, direttamente, fisicamente, in tempo reale, dando scappellotti sulle teste dei deputati e senatori che si comportano male, che si fanno corrompere, che svendono il Paese al miglior offerente, che adottano soluzioni economiche incompatibili con l’ecologia, e via dicendo.

A parte la praticabilità di questo progetto, si deve notare che qui ci stiamo addentrando in un “registro stilistico” inesplorato, dove la mescolanza dei due linguaggi (quello dei governanti e quello dei governati) non sappiamo cosa potrà produrre.

Quindi siamo di fronte ad un nuovo registro stilistico dove i commentatori politici, i giornalisti di lungo corso, i maîtres à penser non si sanno più muovere. Tutti i commenti infatti sono riservati al giorno prima, a quello che avrebbe potuto o dovuto essere fatto per impedire questo disastro stilistico, e per ciò risultano inutili. Si tratta invece di dedicare alcuni commenti al giorno dopo, al domani che ci aspetta.

Quando il cittadino diventa governante succede sempre che comincia a vedere le cose da un’ottica totalmente diversa rispetto a quando si trovava in condizione di governato. E qui, bando agli equivoci, non si tratta di masaniellismo, di tradimento delle masse, di corruzione del politicante e via dicendo, troppo semplice. Si tratta di una visione diversa, non per forza migliore, non per forza più esatta, non per forza più corretta rispetto alla visione del governato, ma diversa. Spesso radicalmente diversa. Il registro stilistico con cui il governante descrive le problematiche sociali si discosta radicalmente dal registro linguistico con cui il governato le ripropone. Finora non abbiamo assistito alla nascita di un linguaggio unico, ad una koinè che accomuni governanti e governati.

Ora, immaginiamo un dialogo in Parlamento fra gli eletti del Movimento cinque stelle, che non accettano di assumere il ruolo del rappresentante fisso, che si considerano in un ruolo provvisorio e intercambiabile, e gli altri parlamentari che hanno invece accettato di entrare nella figura permanente del rappresentante e di assumerne il linguaggio. Si tratterebbe di un dialogo fra sordi.

La nostra epoca, è vero, ci ha abituati ai pastiches stilistici; basta pensare alla commistione di stili che riscontriamo oggi nel linguaggio filmico, dove immagini reali si mescolano a elaborazioni digitali, dove il linguaggio dei fumetti si mescola ad immagini iperrealistiche, insomma dove la realtà viene strapazzata e stiracchiata in ogni direzione. Ma nella realtà vera questo ancora non è avvenuto: nessuno si presenta allo sportello di un ufficio postale e canta una serenata all’impiegata. Se questo avvenisse il cliente verrebbe allontanato con la forza.

Non diversamente la distorsione retorica dei discorsi del comico genovese non può coniugarsi con l’edulcorata koinè televisiva di un dibattito a Porta a Porta. Impossibile. Infatti caratteristica del Movimento di Grillo è quella di parlare ad una vasta comunità ristretta (uno dei tanti ossimori dei nostri tempi), la comunità dei twitter. In quella sfera virtuale Grillo “ha ragione”, ma solo lì. E infatti lì resta.

E poi esiste l’altro, enorme, problema. Quello dell’egemonia ideologica neoliberista che ha imposto le proprie categorie a livello planetario e che tende ad inventare scenari alla Robinson Crusoe, dove cioè fenomeni contingenti, storici e transeunti vengono presentati come fenomeni da accettare come naturali e quindi eterni, dove il concetto di Economia si erge di fronte agli occhi di tutti come se si trattasse di una scienza esatta, universale ed eterna e non come una particolare economia, cioè quella capitalistica e finanziaria.

Di fronte a questa ideologia sono sorti nel mondo molti movimenti tutti tesi a scardinarla nei suoi assunti di falsificazione della realtà reale, non virtuale. Movimenti che ricercano dialettiche reali all’interno di questo mondo virtualmente di eguali, movimenti che individuano i responsabili concreti del nostro malessere e non si contentano come spiegazione della parola crisi come non si contenterebbero della parola destino (magari cinico e baro).

Il Movimento di Grillo individua i colpevoli del malessere nella casta politica, non nella casta padronale o nella casta finanziaria. E qui casca l’asino. La grave colpa dell’antipolitica è proprio quella di acquietare le coscienze dei cittadini facendo credere che la disoccupazione, il disastro ecologico e ambientale, la mancanza di prospettive per i giovani e via dicendo siano tutte colpe della Politica.

Con questa convinzione in testa i grilli invadono il Parlamento. Ci si chiede se riusciranno ad imporre un loro linguaggio, una loro scala di priorità o se si adageranno nel linguaggio della Politica. Per il momento sembra impossibile la commistione, il melting pot culturale. Sembra anche impossibile una lunga marcia attraverso le istituzioni: lontano dal movimento non c’è vita, sembrano suggerirci ad ogni istante queste truppe un po’ confuse e forse anche un po’ intimorite dentro i palazzi del potere.

Per il momento prevarrà la Babele dei linguaggi.

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