“Il caimano” non è liberatore

il_caimano_01

Chi s’infilasse in un cinema convinto che Il caimano di Moretti lo sollevi, lo liberi, lo guarisca in qualche modo dal morbo berluscoide da cui tutti gl’italiani più o meno sono afflitti, chi si aspettasse da questa pellicola una sorta di viatico preelettorale, un conforto, uno stimolo, una speranza, si sbaglierebbe di grosso.

Continua a leggere

Una bella faccia da comunista!

 antichi

Sgarbi a Grosseto sbaracca impietosamente i tentativi di abbellimento della città perseguiti con paziente acribia dall’attuale amministrazione di una destra rampante. Occasione ultima che ha indotto Sgarbi ad intervenire sullo stato dell’Arte in questa città è stato il progetto di un arco-portale all’ingresso della medesima, uno scempio evitato a furia di sondaggi popolari (il vero e unico demonio che la destra ama e teme). Continua a leggere

Scorie di ritualità

images

Perché continuano a scrivere romanzi d’amore e a girare film d’amore?

Colpisce la delusione. Un lettore si accosta al racconto d’amore, come lo spettatore entra nel buio della sala attratto da una vicenda amorosa rumorosamente annunciata dal battage pubblicitario che la lancia settimane e mesi prima, e poi appena il film comincia o la lettura avanza di pagina in capitolo, tu ne resti deluso. Continua a leggere

Per una semiotica dell’ecologia

Per affrontare il discorso ecologico in Italia bisogna enuclearne gli elementi semiotici in grado di fondarlo.

Ogni cultura cerca di approntare una sorta di schema di riferimento i cui elementi costituiscano in ultima istanza dei moventi all’azione o, se questa parola non piace, almeno dei supporti d’intesa capaci di fondare una comunità comunicante.

Questa sorta di schema di riferimento acquista, anche se in termini “moderni”, un afflato di sacralità, diventando una specie di costellazione-guida per il navigante. Continua a leggere

Fra terra e aria

io non ho paura

Un’analisi semiotica del film “Io non ho paura”

Voi ragni pelosi
Voi tassi barbassi
Lumache bavose
E ciechi orbettini
Restate lontani
Dai nostri bambini.
Voi bestie notturne
Amanti del buio
Voi che non dormite
Se non al mattino
Vegliate sul sonno
Di questo bambino.

La mia tesi è la seguente: in questa filastrocca sta riposto tutto il senso “semiotico” del film di Salvatores, tratto dall’omonimo romanzo di Ammaniti, romanzo nel quale manca per l’appunto proprio questa filastrocca  che il bambino protagonista del film recita con un filo di voce, pedalando in salita in una notte punteggiata da mitiche figure di animali, di terra e d’aria (a parte il fatto che il tasso barbasso è una pianta e non una bestia). Continua a leggere

Il n’y a pas d’amour…

A bout de souffle

Fino all’ultimo respiro  di Godard si chiude con una lunghissima strada dritta fra due file di auto parcheggiate e, altrimenti, percorsa da passanti indifferenti. Belmondo, in camicia bianca e pantaloni scuri, vi corre leggero, fuggendo verso l’orizzonte, e ogni tanto volge lo sguardo indietro alla fidanzata che osserva la sua fuga. E’ stata lei a denunciarlo alla polizia e la polizia gli ha sparato alle spalle. Continua a leggere

La regressione iconica

E’ vero che Spengler in quel suo libraccio sul tramonto dell’Occidente parla di segni di decadenza che si manifesteranno o si manifesterebbero in un accentuato formalismo e decorativismo (sembra di leggere Adolf Loos…) che invaderebbero il mondo delle arti -e un segno di questa tendenza ho pensato per lungo tempo di poterlo scorgere nel modo in cui gli allievi curano la scrittura (soprattutto di Smemoranda o altre agende scolastiche) coltivando tutti i possibili grafismi e ghirigori e impastandoli di feticci (il biglietto del cinema e via dicendo). Ma ripensandoci bene mi sembra più percorribile l’ipotesi di un ritorno all’iconicità che mi è venuto a mente guardando le foto dell’ultima manifestazione per Berlusconi a Pza del Popolo e ricollegandomi al fenomeno più vasto di questi ultimi cinque anni: facebook. Continua a leggere

L’offerta sacrificale del Cavaliere: il proprio corpo

avete presente un rospoQuando si dice “lavorare sul corpo”… Berlusconi non ha mai avuto paura del ridicolo, offrendo il proprio corpo alla Politica. Da questo punto di vista è risultato vincente perché “i suoi” hanno sempre apprezzato tutti quegli addobbi fisici che agli occhi di persone normali lo avrebbero dovuto rendere odiosamente ridicolo: dalle zeppe sotto i piedi, ai capelli riappiccicati e tinti, ai vari lifting associati a liposuzioni, al nascondere, sempre, accuratamente gli occhiali di lettura (simbolo inequivocabile di anzianità), al promuovere la sua immagine di personaggio inossidabile che resiste alle ingiurie del tempo grazie alle pozioni magiche del suo medico personale Umberto Scapagnini, in pace sia, Sindaco di Catania, che diceva : Continua a leggere

… e Eisenstein taceva

Ivan

Nel 1992 Renzo Renzi pubblicò nel suo Il cinema dei dittatori un verbale di riunione cui avevano partecipato Ždanov, Molotov, Eisenstein, Cerkassov e addirittura Stalin in persona.

Siamo nel 1946, appena usciti da una guerra per lui vittoriosa, e Stalin è colloquiale e disposto alla battuta. Si sta parlando della sceneggiatura della seconda e terza parte dell’Ivan il Terribile e le critiche al progetto non mancano. Spiace notarlo, ma sono tutte giuste. Continua a leggere

L’italiano del Cavaliere

Waiting-for-Godot-Play-Pa-001

‘Dobbiamo far vincere il buon senso dalla parte dei sindacati e io garantisco che ci sarà dalla parte del Governo’.

Con una delle sue frasi apodittiche, spesso chiasmatiche, sempre enfatiche, il Cavaliere ha voluto esprimere un suo decisivo punto di vista sulla vexata quaestio dell’Art. 18 e lo ha fatto, come al solito, sbagliando le preposizioni, confondendo cioè “da parte di” con “dalla parte di”.

Enzo Biagi fece già osservare come il sodalizio con Bossi non avesse contribuito a migliorare l’italiano del Cavaliere già di per sé molto fragile. Continua a leggere

Où volent les cigognes?

Gru

J’essaie de savoir pourquoi dans mes sejours berlinois je pense à Walter Benjamin et à son Passagen-Werk. C’est parce que je note peut-être à Berlin un effort de passage: la ville qui s’efforce de devenir capitale me rappelle l’effort de Benjamin de vivre à Paris en transperçant les murs des bâtiments.

C’est dans les deux cas l’effort de l’homme sorti des naufrages. Continua a leggere

Imago mundi

icona

Certo è travolgente lo spettacolo di una processione ortodossa, quando l’icona si solleva da terra e cammina. L’immagine, bidimensionale, così vicina alla scrittura, che ad un tratto mette le gambe e avanza. C’è qualcosa di miracoloso in tutto ciò. Mentre una statua che cammina sollevata fra le teste dei fedeli, non evoca l’idea del miracolo, semmai del trucco. Lo stesso può dirsi della statua che piange rispetto al dipinto che piange: la prima fa pensare ad un trucco, la seconda ad un miracolo. Continua a leggere

Materia e design

Peugeot-Design

Se cerchiamo di ridefinire un prodotto industriale  tralasciando in questa sede la sua trasformazione in merce, dobbiamo considerarlo esclusivamente dal lato del lavoro concreto, quindi del lavoro fisico che si applica alla materia in una precisa fase dello sviluppo tecnologico. Oggi il lavoro concreto ha conosciuto una pressoché totale trasmigrazione nelle macchine a controllo numerico, nei robot e via dicendo, che ne hanno eternizzato la forza, la duttilità e la durata, facendolo prescindere dalla forza fisica dell’operatore, dal suo umore, dagli alti e bassi del suo bioritmo. Continua a leggere

Biblia pauperum

Golosi

L’Europa cristiana ha conosciuto fino al Rinascimento una forma di scrittura che va sotto il nome di Biblia pauperum, la Bibbia dei poveri, di coloro cioè che non sapevano/potevano/dovevano leggere direttamente la parola di Dio. La Chiesa cercò di ovviare a questo svantaggio/vantaggio in una maniera che oggi definiremmo arcaizzante o retrò. Invece di aprire al popolo scuole di alfabetizzazione, invece di ovviare alle difficoltà del latino avviando scuole di traduzione dei testi sacri nelle varie lingue moderne, preferì conservare il latino esperantizzandolo e per il popolo, che comunque sarebbe stato incapace di leggere anche un testo tradotto, perché non sapeva leggere tout court, inventò l’illustrazione, che però non è una vera e propria illustrazione, bensì una scrittura pittorica del Vecchio e del Nuovo Testamento sulle pareti della casa di Dio, usando talvolta l’affresco, talvolta il mosaico o la pittura sulle vetrate.

Continua a leggere

Il corpo, il serial-killer, la politica

Il pedofilo e il serial-killer

Umberto Eco nell’ultima Bustina di Minerva del ’96 parla delle manifestazioni particolarmente importanti verificatesi a Bruxelles e a Genova contro la pedofilia e, argomentando un po’ a ritroso, cerca di individuarne il senso nel forte desiderio di solidarietà, nel ritornare insieme, fianco a fianco, per strada, nel farsi coraggio.

Continua a leggere

L’icona diventa simbolo

 Risultati immagini per Unhate Campaign 

Siamo giunti ad un punto cruciale nel culto dell’immagine: il punto in cui l’icona diventa simbolo.

La nostra epoca, il Novecento, si aprì con la scoperta della fotografia e del cinema, cioè dei mezzi di riproduzione dell’immagine iconica, la più fedele all’originale. Naturalmente la critica all’iconicità sviluppata in un primo momento da Umberto Eco, secondo cui mai sarebbe possibile render conto iconicamente della realtà viva, in quanto mutevole, resta vera al livello puramente speculativo, ma ai fini pratici del rapporto fra uomini non ha peso. Infatti anche una vecchia foto, per convenzione sociale, resta valida per anni e anni nella carta d’identità e nessuno si metterà mai ad indagare se la quantità di capelli che mi restano in capo sia la stessa di quella che appare in una mia foto scattata cinque anni prima. Con la tara del tempo che passa e dello spazio mutevole ogni riproduzione fotografica o cinematografica viene considerata iconica, cioè deputata a rappresentare fedelmente l’originale. Continua a leggere

Per una semiotica del volto diviso

Volto-diviso

Il volto umano ha il fascino dell’inganno, il volto animale no. Da cosa discende questo fatto e, soprattutto, in cosa consiste?

Osservare il volto animale è come sentire l’effetto del raddoppiamento di un profilo. L’osservazione che l’uomo ha sempre fatto dell’animale è tipicamente paleolitica: l’animale come bersaglio, preda, cacciagione è profilo. L’animale di fronte è quindi un raddoppiamento di profili, è affrontamento, minaccia, idolo.

Osservare il volto umano è un esercizio che unisce una realtà divisa ad una ipotesi d’indivisibilità. La realtà divisa è il volto, composto di una parte destra ed una sinistra diseguali; l’ipotesi dell’osservatore invece è una supposizione d’identità delle due parti. Da qui nasce l’inganno. Continua a leggere

Estetica necessaria

Quando si parla di estetica o meglio del suo utilizzo nella Società o nella Comunicazione, si pensa sempre a qualcosa di esornativo, ad un abbellimento, ad un “di più” che rende la vita più piacevole e le scelte meno dure, ma in ultima istanza si considera sostanzialmente inutile. Un lusso, diciamo, di cui si può fare a meno. Questo è vero se si pensa per esempio ai lavori di Katya Mandoki, dove l’estetica, pur proclamata necessaria alla vita -persino quotidiana-, viene percepita come una “veste” esterna al corpo del “necessario” e del “pratico”. Continua a leggere