Arthur Rimbaud Poesie

poesie-rimbaud-237x342   

Per tutto il tempo in cui Rimbaud è stato “costretto” in uno spazio sociale, a qualsiasi livello fosse, ha cercato di reagire sporcandolo di escrementi, come un prigioniero in un carcere che per indisciplina lo riempie di deiezioni, consapevole che lui sarà l’ultimo ad esserne disturbato. Fuori di metafora, ma non poi tanto, se si presta orecchio alle varie dicerie più o meno veritiere dei suoi contemporanei, Rimbaud ha sempre reagito agli spazi chiusi, socialmente definiti, cercando d’infrangerne le regole. Non vi è mai riuscito e ne è sempre fuggito da sconfitto. Continua a leggere

I fiori del male

i-fiori-del-male

                                                                                                         Traduzione di Nino Muzzi

Non è vastissimo il lessico poetico di Baudelaire, ma, come dice Calasso,”La sua parola è carica, qualsiasi cosa dica. C’è un ingorgo di linfa, un addensamento di energia, una pressione dall’ignoto che la sostengono – e alla fine la abbattono”. Si tratta quindi di un lessico “poetico”per eccellenza, fatto di poche parole pesanti, ma spesso vaghe.
Le occorrenze dei singoli termini infatti superano spesso i confini del campo semantico loro assegnato. In certi casi, piuttosto che addentrarsi nella scelta di nuovi vocaboli, il poeta costringe quelli da lui prediletti a “significare oltre”; per questo una torcia, una fiaccola, una fiamma possono essere “vaste”, perché l’aggettivo vaste ha un suo utilizzo ottimale nel verso di B. In altri casi l’aggettivo lourd (pesante) viene usato anche per indicare la durevolezza di un ricordo (Et mes chers souvenirs sont plus lourds que des rocs! Cfr. Il Cigno). Certe occorrenze per esempio del termine monotone sono un po’ stupefacenti per estensività, in quanto si applicano a inverno, sole, neve, paesaggio, suono, universo. In altre parole ciò significa che il poeta possiede una sorta di scrigno “limitato”di vocaboli molto pregiati e accuratamente coltivati, che stanno insieme, si cercano, si rispondono, si ritrovano, alla fine. Ciò fa pensare ad un sistema soggiacente, quasi una rete lessicale che sottende la lingua poetica o forse una rete che imprigiona il cervello in una visione strutturata del mondo, da cui né il mondo né il poeta che lo descrive possono sfuggire.

 

Reggiani: l’efficacia del frammento  

Reggiani

 Mandà insegue il magnaccia criminale e amico, allo stesso tempo, della Polizia. Questo si rifugia in una caserma dove tranquilli poliziotti conversano seduti al bancone, e le loro armi stanno appese alla parete. Mandà ci si accosta con calma e determinazione ed estrae dal fodero di un cinturone una pistola d’ordinanza. Si accinge a fare quello che la Polizia avrebbe dovuto fare da tempo. Insegue il magnaccia fin dentro il cortile dove si è rifugiato e in un angolo sta tremando. E’ senza scampo. Continua a leggere

Il volto di Cristo

8 Lotto - Polittico di San Domenico da RecanatiPartendo dall’ osservazione che Flavio Caroli fa nel suo libro “Il volto di Cristo” a proposito del dipinto di Lorenzo Lotto che rappresenta la Pietà nel Polittico di San Domenico a Recanati, vengono alla mente alcune osservazioni che oltrepassano i limiti della critica d’arte.

Il modo in cui il corpo di Cristo viene toccato da tre mani differenti apre uno scenario teologico fondato sull’eros e sulla carne, infatti i gesti delle tre mani sono tutti caratterizzati da un forte erotismo, un erotismo che “si articola”, prende forme e strade diverse intorno ad un corpo che grazie a questa presenza erotica non sembra morto, ma addormentato. Continua a leggere

Paul Newman, l’eros vergine

Quintet

Non era l’eroe del distacco, l’eroe dell’addio che travolge tanti cuori di ragazze e li lascia sul margine della carreggiata per proseguire oltre. Paul Newman era l’eroe della distanza, era il felino che non si lascia avvicinare, e tanto più chiaro appare nel film “La gatta sul tetto che scotta”, dove Liz Taylor, invece, è la gatta delle carezze e degli strusciamenti. Lei si accosta quasi indifferente, in sottoveste, dicendogli che il vecchio suo padre prova una grande ammirazione per la bellezza della nuora, al che lui reagisce con schifo e lei, di rimando: “Col tempo stai diventando sempre più bacchettone”. Sembrava un profezia: col tempo si allungò sul personaggio di Paul Newman un’ombra di moralismo, un’ombra fredda che ce lo rende ancora più prezioso nella sua icona erotica, inaccostabile. Continua a leggere

Stavano andando tutti al cinema…

SALINGER_LOOKING_DOWN_AT_BOOK_1000px__130128171441

Stavano andando tutti al cinema – al Paramount, all’Astor, allo Strand, al Capitol o in un’altra di quelle gabbie di matti. Erano tutti in ghingheri perché era domenica e questo peggiorava le cose. Ma il peggio era che si capiva benissimo che volevano andare al cinema. Non ce la facevo a guardarli. Posso capire che uno vada al cinema perché non ha nient’altro da fare, ma quando uno vuole proprio andarci e si affretta perfino per arrivare prima, questo mi riduce proprio a terra. Specie se vedo milioni di persone impalate in una di quelle tremende file lunghe quanto tutto l’isolato, che aspettano con una pazienza atroce di trovar posto e via discorrendo.

(Salinger, Il giovane Holden) Continua a leggere

Le vite degli altri

martina

La traduzione italiana è più bella e più pregnante dell’originale titolo tedesco (Das Leben der anderen, La vita degli altri) in quanto, mentre la parola Leben (vita) in Tedesco non ha plurale (secondo una tradizione romantica, per cui il concetto di vita è singolare e generico) in italiano le vite indicano gl’individuali percorsi di vita che una spia, ad esempio, dovrebbe saper percorrere e controllare in casa altrui. Continua a leggere

Le ragioni del narrare

foto-romanzo-di-una-strage-8-low

Ormai da qualche decennio assistiamo a narrazioni filmiche di avvenimenti storici  tanto recenti, che sono alla portata della memoria di ciascuno di noi. E ci stupiamo di uscire dal cinema un po’ contrariati, anche se normalmente quelle narrazioni si presentano come documentate e molto disponibili alla comprensione delle motivazioni errate che hanno condotto i protagonisti di allora a certi gesti insensati, che volevano essere gesta e non lo furono. Continua a leggere

“Il caimano” non è liberatore

il_caimano_01

Chi s’infilasse in un cinema convinto che Il caimano di Moretti lo sollevi, lo liberi, lo guarisca in qualche modo dal morbo berluscoide da cui tutti gl’italiani più o meno sono afflitti, chi si aspettasse da questa pellicola una sorta di viatico preelettorale, un conforto, uno stimolo, una speranza, si sbaglierebbe di grosso.

Continua a leggere

Una bella faccia da comunista!

 antichi

Sgarbi a Grosseto sbaracca impietosamente i tentativi di abbellimento della città perseguiti con paziente acribia dall’attuale amministrazione di una destra rampante. Occasione ultima che ha indotto Sgarbi ad intervenire sullo stato dell’Arte in questa città è stato il progetto di un arco-portale all’ingresso della medesima, uno scempio evitato a furia di sondaggi popolari (il vero e unico demonio che la destra ama e teme). Continua a leggere

L’amante inglese

kristin-scott-thomas-2007_jpg_221x221_crop_q85

Ma cosa c’entri l’amante inglese come titolo non si capisce per tutto il corso del film. In effetti l’originale Partir significa la separazione da qualcosa, da qualcuno. E’ quello che capita a lei, Kristin Scott Thomas, la splendida protagonista quarantanovenne con un piglio interpretativo degno di una Julianne Moore. Capita più a lei che a lui, Sergi Lopez, ottimo maschio orsacchiotto, questa avventura sentimentale dalla quale il protagonista maschile sembra pronto a ritirarsi in ogni momento a causa di tutte le difficoltà e di tutti gli ostacoli “borghesi” che insorgono insistentemente nel corso di tutta la storia. Continua a leggere

Scorie di ritualità

images

Perché continuano a scrivere romanzi d’amore e a girare film d’amore?

Colpisce la delusione. Un lettore si accosta al racconto d’amore, come lo spettatore entra nel buio della sala attratto da una vicenda amorosa rumorosamente annunciata dal battage pubblicitario che la lancia settimane e mesi prima, e poi appena il film comincia o la lettura avanza di pagina in capitolo, tu ne resti deluso. Continua a leggere

Per una semiotica dell’ecologia

Per affrontare il discorso ecologico in Italia bisogna enuclearne gli elementi semiotici in grado di fondarlo.

Ogni cultura cerca di approntare una sorta di schema di riferimento i cui elementi costituiscano in ultima istanza dei moventi all’azione o, se questa parola non piace, almeno dei supporti d’intesa capaci di fondare una comunità comunicante.

Questa sorta di schema di riferimento acquista, anche se in termini “moderni”, un afflato di sacralità, diventando una specie di costellazione-guida per il navigante. Continua a leggere

La fiamma sull’acqua

images (1)

“Io sono Li” di Andrea Segre c’immerge in un mondo di fantasmi che galleggiano, si muovono in un universo acquatico, leggeri eppure grevi, fatti di una fisicità trascorsa, di un linguaggio remoto che abbisogna di didascalie per essere compreso, dove il cinese e il dialetto chiozzotto suonano come due lingue egualmente straniere, incomprensibili allo spettatore. Continua a leggere

I ragazzi stanno bene, un po’ meno i genitori

I ragazzi stanno bene

Un tempo si diceva che essere omosessuale significa avere il coraggio d’infrangere dei pregiudizi, primo fra tutti quello della eterosessualità necessaria alla procreazione.

Lo stesso Thomas Mann, omosessuale nascosto nelle pieghe del perbenismo alto-borghese, ebbe a dire nella sua Lettera sul Matrimonio che l’amore di Gustav von Aschenbach per il giovane Tazio nella Morte a Venezia doveva essere condannato in quanto sterile, incapace di fondare una famiglia. Continua a leggere

Massima entropia

Finalmente qualcuno ha parlato di entropia, riferendosi alla situazione politica attuale. Lo ha fatto Eugenio Scalfari in un suo fondo su Repubblica a metà settembre 2008, scrivendo del deplorevole stato del PD dopo la sconfitta elettorale di Veltroni.

Scalfari ha detto che l’entropia all’interno del PD ha raggiunto un livello allarmante. Come dargli torto? Ma non poteva esprimersi in altri termini? Non poteva semplicemente dire che la confusione e lo sbriciolamento interno sono preoccupanti? Non poteva accusare le varie personalità di mancata coesione e di poca convinzione politica? Non poteva accusare i leader storici di non voler fare un passo indietro, mettendo da parte odio e rancore reciproco? Continua a leggere

L’uguaglianza di fronte al Web

Senato - Dichiarazioni di voto Finanziaria 2008

“Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate dal primo comma”. 

Chiunque accetti “consapevolmente” il procacciamento di voti etcetera va in galera. Quindi chiunque venga accusato di tale crimine dirà senz’altro: “Non ne ero consapevole!” e verrà assolto. Continua a leggere

La musica, le bombe, il silenzio e di nuovo la musica

pianist

Il Pianista di Polanski si chiama Spielmann che in tedesco significa “suonatore”. Quale traccia è più adatta di questo nome per condurci in una lettura mitico-fiabesca di questo tardo capolavoro del regista polacco che porta anch’egli nel suo nome l’icona della propria terra. Un suonatore di piano che guarda sospeso, un po’ in tralice, e non vede, non sente (non sente!), suona soltanto, divinamente. Così si apre il film. Continua a leggere

Fra terra e aria

io non ho paura

Un’analisi semiotica del film “Io non ho paura”

Voi ragni pelosi
Voi tassi barbassi
Lumache bavose
E ciechi orbettini
Restate lontani
Dai nostri bambini.
Voi bestie notturne
Amanti del buio
Voi che non dormite
Se non al mattino
Vegliate sul sonno
Di questo bambino.

La mia tesi è la seguente: in questa filastrocca sta riposto tutto il senso “semiotico” del film di Salvatores, tratto dall’omonimo romanzo di Ammaniti, romanzo nel quale manca per l’appunto proprio questa filastrocca  che il bambino protagonista del film recita con un filo di voce, pedalando in salita in una notte punteggiata da mitiche figure di animali, di terra e d’aria (a parte il fatto che il tasso barbasso è una pianta e non una bestia). Continua a leggere

Il n’y a pas d’amour…

A bout de souffle

Fino all’ultimo respiro  di Godard si chiude con una lunghissima strada dritta fra due file di auto parcheggiate e, altrimenti, percorsa da passanti indifferenti. Belmondo, in camicia bianca e pantaloni scuri, vi corre leggero, fuggendo verso l’orizzonte, e ogni tanto volge lo sguardo indietro alla fidanzata che osserva la sua fuga. E’ stata lei a denunciarlo alla polizia e la polizia gli ha sparato alle spalle. Continua a leggere

La rete non dimentica

In una polemica su Twitter sorta per una citazione ripescata da un discorso di Rodotà sul movimento di Grillo e che suona: “Il tessuto di questi movimenti è estremamente pericoloso. E rischia di congiungersi con quello che c’è in giro nell’Europa. A cominciare dal terribile populismo ungherese al quale la Ue non ha reagito adeguatamente”, un aderente-dissidente del movimento 5Stelle aggiunge: “La rete non dimentica”. Continua a leggere

La regressione iconica

E’ vero che Spengler in quel suo libraccio sul tramonto dell’Occidente parla di segni di decadenza che si manifesteranno o si manifesterebbero in un accentuato formalismo e decorativismo (sembra di leggere Adolf Loos…) che invaderebbero il mondo delle arti -e un segno di questa tendenza ho pensato per lungo tempo di poterlo scorgere nel modo in cui gli allievi curano la scrittura (soprattutto di Smemoranda o altre agende scolastiche) coltivando tutti i possibili grafismi e ghirigori e impastandoli di feticci (il biglietto del cinema e via dicendo). Ma ripensandoci bene mi sembra più percorribile l’ipotesi di un ritorno all’iconicità che mi è venuto a mente guardando le foto dell’ultima manifestazione per Berlusconi a Pza del Popolo e ricollegandomi al fenomeno più vasto di questi ultimi cinque anni: facebook. Continua a leggere

L’offerta sacrificale del Cavaliere: il proprio corpo

avete presente un rospoQuando si dice “lavorare sul corpo”… Berlusconi non ha mai avuto paura del ridicolo, offrendo il proprio corpo alla Politica. Da questo punto di vista è risultato vincente perché “i suoi” hanno sempre apprezzato tutti quegli addobbi fisici che agli occhi di persone normali lo avrebbero dovuto rendere odiosamente ridicolo: dalle zeppe sotto i piedi, ai capelli riappiccicati e tinti, ai vari lifting associati a liposuzioni, al nascondere, sempre, accuratamente gli occhiali di lettura (simbolo inequivocabile di anzianità), al promuovere la sua immagine di personaggio inossidabile che resiste alle ingiurie del tempo grazie alle pozioni magiche del suo medico personale Umberto Scapagnini, in pace sia, Sindaco di Catania, che diceva : Continua a leggere

Cri-cri

ottobreUno sciame di grilli ha invaso il Parlamento. E’ un fatto sconvolgente: nello spazio riservato ai rappresentanti si sono inseriti, come un cuneo fra la Destra e la Sinistra, i rappresentati. I governanti vengono tenuti in scacco dai governati, i quali, oltre ad aver assediato il Parlamento, vi hanno fatto irruzione e lo tengono prigioniero. Nel film Ottobre di Eisenstein, la nave Aurora spara due colpi di cannone sul Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo e la folla armata fa irruzione nelle sacre stanze del potere, dove siedono in consiglio, raccolti intorno ad un tavolo, i ministri, o meglio, con efficace metafora cinematografica, i loro cappotti vuoti, privi dei corpi, come fossero delle larve. Continua a leggere

In nome della laicità

Il 27 settembre dell’anno in corso, l’anno di grazia 2006, l’agenzia Reuters diffonde alle 9,38 in primo piano la notizia che la signora Merkel, l’energica Mädchen della vecchia Germania orientale, ha criticato l’atto di autocensura che ha spinto un intendente teatrale a sospendere le rappresentazioni dell’Idomeneo di Mozart; l’ha definito “unerträglich” (inaccettabile) perché dettato dalla paura del terrorismo. Continua a leggere

E se ci feriscono, non sanguiniamo come gli altri?

pianista

Si potrebbe cominciare a parlare de Il pianista di Polanski partendo da questa citazione. Ma non considerandola una citazione da Shakespeare, come invece appare evidente nella scena del film in cui tutti gli ebrei sono ammassati in uno spiazzo quadrato in attesa della deportazione e il fratello “attivo” del protagonista gliela legge e gli tende il libro con l’immagine del grande drammaturgo inglese. Polanski in quell’attimo sta facendo invece un’altra citazione. Continua a leggere

Estremismo mediocetale

L’algida passione per la Politica spinge i DS alla conta. I congressi che si svolgono in questi giorni sono, in effetti, un metodo garbato per contarsi più che per discutere di politica. Non si dibatte sulle tesi, si dibatte sulle mozioni. Ci si schiera, si alza la mano. Si scopre l’acqua calda, la vecchissima verità di ogni movimento politico e cioè che esiste un centro maggioritario, il quale vive però dell’immagine politica e delle conquiste fatte grazie alla militanza della sinistra interna. Continua a leggere

… e Eisenstein taceva

Ivan

Nel 1992 Renzo Renzi pubblicò nel suo Il cinema dei dittatori un verbale di riunione cui avevano partecipato Ždanov, Molotov, Eisenstein, Cerkassov e addirittura Stalin in persona.

Siamo nel 1946, appena usciti da una guerra per lui vittoriosa, e Stalin è colloquiale e disposto alla battuta. Si sta parlando della sceneggiatura della seconda e terza parte dell’Ivan il Terribile e le critiche al progetto non mancano. Spiace notarlo, ma sono tutte giuste. Continua a leggere

L’italiano del Cavaliere

Waiting-for-Godot-Play-Pa-001

‘Dobbiamo far vincere il buon senso dalla parte dei sindacati e io garantisco che ci sarà dalla parte del Governo’.

Con una delle sue frasi apodittiche, spesso chiasmatiche, sempre enfatiche, il Cavaliere ha voluto esprimere un suo decisivo punto di vista sulla vexata quaestio dell’Art. 18 e lo ha fatto, come al solito, sbagliando le preposizioni, confondendo cioè “da parte di” con “dalla parte di”.

Enzo Biagi fece già osservare come il sodalizio con Bossi non avesse contribuito a migliorare l’italiano del Cavaliere già di per sé molto fragile. Continua a leggere

Où volent les cigognes?

Gru

J’essaie de savoir pourquoi dans mes sejours berlinois je pense à Walter Benjamin et à son Passagen-Werk. C’est parce que je note peut-être à Berlin un effort de passage: la ville qui s’efforce de devenir capitale me rappelle l’effort de Benjamin de vivre à Paris en transperçant les murs des bâtiments.

C’est dans les deux cas l’effort de l’homme sorti des naufrages. Continua a leggere

Imago mundi

icona

Certo è travolgente lo spettacolo di una processione ortodossa, quando l’icona si solleva da terra e cammina. L’immagine, bidimensionale, così vicina alla scrittura, che ad un tratto mette le gambe e avanza. C’è qualcosa di miracoloso in tutto ciò. Mentre una statua che cammina sollevata fra le teste dei fedeli, non evoca l’idea del miracolo, semmai del trucco. Lo stesso può dirsi della statua che piange rispetto al dipinto che piange: la prima fa pensare ad un trucco, la seconda ad un miracolo. Continua a leggere

Estetica e percorribilità di Firenze

Cupola

Se si osserva il tamburo su cui poggia la cupola del Brunelleschi, si nota che un lato dell’esagono è coperto da un camminamento, mentre gli altri sono rimasti grezzi. Brunelleschi aveva lasciato la cupola “sbucciata” poggiante sul non-finito. Dopo di lui Baccio d’Agnolo aveva iniziato a costruire quella loggetta che Michelangelo, allora sovrintendente ai monumenti, si affrettò subito a bloccare, chiamandola “quella gabbia dei grilli”. Lui aveva una predilezione per il non-finito e lo affascinava l’idea che quel cielo di cotto perfettamente cesellato poggiasse sull’arenaria disadorna, così come i suoi prigioni sgorgano dal marmo grezzo. Continua a leggere

Lizzani fra classicità e accademia

 vita

La domanda si pone sempre quando scompare un artista. In questo caso si pone in modo speciale in quanto l’origine di Lizzani regista va ricercata nel Lizzani critico cinematografico, un caso identico a quello di Truffaut. Questa sua origine lo ha perseguitato per tutta la sua carriera. L’occhio critico della cinepresa che comunque resta in studio e non diventa un occhio documentaristico all’interno di una fiction, come avviene invece con Rossellini e in parte anche con De Sica. Continua a leggere

Ma Silvia ha le chiome nere

15980_orig

Silvia ha le chiome nere e presumibilmente anche gli occhi neri, di cui Leopardi dice che erano ridenti e fuggitivi e poi innamorati e schivi. E niente induce a pensare che Silvia abbia i capelli mesciati in biondo e rossiccio e gli occhi chiari. Martone invece parte proprio di lì, quando ce la presenta nel suo Il giovane favoloso, dove la ragazza si affaccia alla finestra e il poeta la vede. Continua a leggere

Materia e design

Peugeot-Design

Se cerchiamo di ridefinire un prodotto industriale  tralasciando in questa sede la sua trasformazione in merce, dobbiamo considerarlo esclusivamente dal lato del lavoro concreto, quindi del lavoro fisico che si applica alla materia in una precisa fase dello sviluppo tecnologico. Oggi il lavoro concreto ha conosciuto una pressoché totale trasmigrazione nelle macchine a controllo numerico, nei robot e via dicendo, che ne hanno eternizzato la forza, la duttilità e la durata, facendolo prescindere dalla forza fisica dell’operatore, dal suo umore, dagli alti e bassi del suo bioritmo. Continua a leggere

Biblia pauperum

Golosi

L’Europa cristiana ha conosciuto fino al Rinascimento una forma di scrittura che va sotto il nome di Biblia pauperum, la Bibbia dei poveri, di coloro cioè che non sapevano/potevano/dovevano leggere direttamente la parola di Dio. La Chiesa cercò di ovviare a questo svantaggio/vantaggio in una maniera che oggi definiremmo arcaizzante o retrò. Invece di aprire al popolo scuole di alfabetizzazione, invece di ovviare alle difficoltà del latino avviando scuole di traduzione dei testi sacri nelle varie lingue moderne, preferì conservare il latino esperantizzandolo e per il popolo, che comunque sarebbe stato incapace di leggere anche un testo tradotto, perché non sapeva leggere tout court, inventò l’illustrazione, che però non è una vera e propria illustrazione, bensì una scrittura pittorica del Vecchio e del Nuovo Testamento sulle pareti della casa di Dio, usando talvolta l’affresco, talvolta il mosaico o la pittura sulle vetrate.

Continua a leggere

La traduzione come genere letterario

La traduzione o è un genere letterario a parte o non è niente. In effetti l’errore, diremmo ormai, storico delle teorie sulla traduzione letteraria, il loro inseguirsi e censurarsi a vicenda, il loro ripartire daccapo e riscoprire definizioni e teorizzazioni anche vecchie di secoli e riattualizzarle, insomma tutto questo “tramestio teorico” intorno alla traduzione dimostra a nostro parere un solo dato di fatto: l’impianto teorico su cui si basa il dibattito è sostanzialmente errato. Continua a leggere

Il corpo, il serial-killer, la politica

Il pedofilo e il serial-killer

Umberto Eco nell’ultima Bustina di Minerva del ’96 parla delle manifestazioni particolarmente importanti verificatesi a Bruxelles e a Genova contro la pedofilia e, argomentando un po’ a ritroso, cerca di individuarne il senso nel forte desiderio di solidarietà, nel ritornare insieme, fianco a fianco, per strada, nel farsi coraggio.

Continua a leggere

Cinema e cibo

 Ci vorrebbero dei volumi, ordinati in serie per Paese o per genere, per descrivere il rapporto fra cinema e cibo. Ma servirebbe a poco un lavoro del genere, se mancasse alla base una qualche ipotesi iniziale, un’intuizione che ti è venuta guardando, per esempio, un film americano o francese –due tipi di cinema questi che vedono il cibo con occhio totalmente diverso. Continua a leggere

L’icona diventa simbolo

 Risultati immagini per Unhate Campaign 

Siamo giunti ad un punto cruciale nel culto dell’immagine: il punto in cui l’icona diventa simbolo.

La nostra epoca, il Novecento, si aprì con la scoperta della fotografia e del cinema, cioè dei mezzi di riproduzione dell’immagine iconica, la più fedele all’originale. Naturalmente la critica all’iconicità sviluppata in un primo momento da Umberto Eco, secondo cui mai sarebbe possibile render conto iconicamente della realtà viva, in quanto mutevole, resta vera al livello puramente speculativo, ma ai fini pratici del rapporto fra uomini non ha peso. Infatti anche una vecchia foto, per convenzione sociale, resta valida per anni e anni nella carta d’identità e nessuno si metterà mai ad indagare se la quantità di capelli che mi restano in capo sia la stessa di quella che appare in una mia foto scattata cinque anni prima. Con la tara del tempo che passa e dello spazio mutevole ogni riproduzione fotografica o cinematografica viene considerata iconica, cioè deputata a rappresentare fedelmente l’originale. Continua a leggere

Houellebecq , un’occasione di tragicità

Houellebecq

Houellebecq ha fatto una scelta iniziale, non so quanto consapevole, che sovrasta tutto il suo narrare: la scelta della felicità. Una scelta ingenua quant’altre mai, ma che, da lui fortemente creduta, ricade poi sulle scelte soggettive dei suoi personaggi. A questo punto tutto diventa tragico, senza bisogno di grandi atmosfere da tragedia. Diventa tragica la vita quotidiana di un semplice programmatore demotivato dal suo lavoro, diventa tragico il desiderio sessuale di un povero eterno scapolo che anela alla conquista di tutte le ragazze che come farfalle notturne nel buio di una discoteca gli svolazzano intorno, imprendibili. Diventa tragico l’invecchiamento: una ciocca di capelli bianchi, una serie di piccole rughe intorno agli occhi, cose normali e quotidiane, che però, nello scenario aperto inizialmente (la ricerca della felicità), diventano le crepe dell’edificio stesso della felicità. Continua a leggere

Kabarett e anarchia del linguaggio: il caso tedesco

Lo spazio del cabaret

Ringel

Il canto del Simplicissimus
Mezzanotte è sonata. Stecchito
giace a letto il borghese da tempo.
Ecco, allora qual gentile invito
sta brillando l’insegna del Simpl
e mi attira con mani stregate,
che lo voglia o no, debbo recarmi
fra le mura di quadri affollate
dentro al Simpel a rifocillarmi.
Dove mutuo piacere si rende
la bohème che incontra l’artista
dove Kathi in silenzio bevande
di mortale veleno rimesta
dove il suono del mandolinetto
all’odore del Würstel si mischia
e si sentono i cori felici
che il pianista accompagna a rovescio,
dove mani di donne pittrici
ci ritraggono in schizzi a sghimbescio.
E se anche il locale è strapieno
avventore non fartene un cruccio
Kathi Kobus ti trova un cantuccio
e lo trova anche a venti come te.
La minestra di gnocchi delizia
chi seduto qui al Simpl s’illude
che sia il mondo di fuori un’inezia
finché gridan le guardie: “Si chiude!”
E se mai dirò addio a quel globus
sarà questo il mio ultimo addio:
“Ti protegga il buon Dio, Kathi Kobus!
Statti ben Simplicissimus mio!”
                                               Ringelnatz, 1909

“Mezzanotte è suonata”… Così si apre per Ringelnatz lo spazio del cabaret. Uno spazio fisico e mentale, politico e morale, culturale e vitale. E’ uno spazio concesso dalla società a speciali individui e dall’individuo al suo speciale se stesso che a mezzanotte si mette in movimento e,  “che lo voglia o no”,  si dirige verso un angolo fiocamente illuminato della città addormentata, verso un recesso proibito della sua anima. Continua a leggere

Per una semiotica del volto diviso

Volto-diviso

Il volto umano ha il fascino dell’inganno, il volto animale no. Da cosa discende questo fatto e, soprattutto, in cosa consiste?

Osservare il volto animale è come sentire l’effetto del raddoppiamento di un profilo. L’osservazione che l’uomo ha sempre fatto dell’animale è tipicamente paleolitica: l’animale come bersaglio, preda, cacciagione è profilo. L’animale di fronte è quindi un raddoppiamento di profili, è affrontamento, minaccia, idolo.

Osservare il volto umano è un esercizio che unisce una realtà divisa ad una ipotesi d’indivisibilità. La realtà divisa è il volto, composto di una parte destra ed una sinistra diseguali; l’ipotesi dell’osservatore invece è una supposizione d’identità delle due parti. Da qui nasce l’inganno. Continua a leggere

Estetica necessaria

Quando si parla di estetica o meglio del suo utilizzo nella Società o nella Comunicazione, si pensa sempre a qualcosa di esornativo, ad un abbellimento, ad un “di più” che rende la vita più piacevole e le scelte meno dure, ma in ultima istanza si considera sostanzialmente inutile. Un lusso, diciamo, di cui si può fare a meno. Questo è vero se si pensa per esempio ai lavori di Katya Mandoki, dove l’estetica, pur proclamata necessaria alla vita -persino quotidiana-, viene percepita come una “veste” esterna al corpo del “necessario” e del “pratico”. Continua a leggere

Was weisst denn du?

Il cinema è un grande rivelatore dei problemi sociali a patto che non ne parli direttamente. E’ vero, esiste anche un cinema di denuncia che è stato grande, ma più spesso si è avvalso di uno sguardo indiretto, che risulta poi  il più efficace…

Così King Kong parla della crisi degli anni trenta facendo svenire la giovane protagonista di fronte ad un negozio di alimentari: è affamata. Continua a leggere

La crudezza della carne

Wildwechsel\Selvaggina di passo

di Fassbinder

Sdraiata nuda sul lettino del ginecologo con il pancione, incinta minorenne, Eva Mattes, si protende per l’ultima volta contro la Società e poi soccombe. La incontriamo qualche giorno dopo coperta di tela grigia e con la mente dilavata dalle suore, che dice al suo ragazzo:- Mi hanno fatta abortire. Il bambino non poteva essere buono, era figlio del peccato-

Continua a leggere

Il sogno di Berlusconi

erba-prato_O1

Qualche giorno prima di morire Berlusconi fece un sogno. Camminava nudo sopra un prato verde falciato di fresco. I piedi avanzavano sull’erba rasata e sentivano alle piante come una rude carezza, piacevole e fastidiosa insieme. Avanzavano verso il centro del prato, dove si trovava un blocco di bronzo dorato, una forma astratta e massiccia, ma anche ariosa e leggera come una scultura di Henry Moore. Il sole non era alto, ma era già molto luminoso. Mentre il suo corpo si muoveva lui pensava vagamente alla stagione dell’anno in cui poteva trovarsi e decise che fosse primavera inoltrata perché il sole non aveva tanta forza, anche se mezzogiorno era ancora lontano.

Continua a leggere

Lo zoo di vetro

Unicorno

Lo zoo di vetro

di Tennessee Williams

La madre, Amanda Wingfield, piena di parole, meridionale, agraria decaduta, si veste di colori sgargianti, si annoda sciarpe alla vita, calza cappelli a tese larghe. La figlia, Laura Wingfield, povera di parole, bellezza diafana, zoppa, immagine della fragilità. La madre la tiranneggia con la parola e col progetto, le predice che avrà successo, la sospinge al matrimonio. La figlia si rifugia nella sua collezione di animalini di vetro, figure di un mondo miniaturizzato, fantastico e immobile, irreale. Un piccolo zoo di vetro, dove troneggia fra gli altri quadrupedi il mitico unicorno.

Continua a leggere

Attenzione la ragazza morde

Horvath

Ödön von Horváth

Rispunta la curiosità per Horváth che resta tuttavia un autore difficile.

E’ di scena al Fabbricone di Prato Fede speranza carità di Ödön von Horváth per la regia di Massimo Castri. L’operazione sta a metà strada fra la riscoperta filologica e l’attualizzazione, piuttosto sommessa.

Horváth fu un autore quantomeno strano, eclettico e anche molto mobile nell’esperimentazione dei linguaggi teatrali. Spesso lo troviamo nei manuali di Letteratura contrapposto al Teatro epico di Brecht, inserito nelle appendici del Teatro realistico-borghese, fra Vaudeville e Grand Guignol, o del Teatro schnitzleriano, talvolta come prosecutore solitario di Raymund e Nestroy e in genere del Volksstück viennese.

Continua a leggere